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Botta e risposta La sfida degli educatori professionali in oratorio

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09.10.2019

Gentile direttore,
in merito al recente «H3O», l’Happening degli oratori di cui “Avvenire” ha dato riscontro, vorrei esprimere le mie perplessità sulla necessità di formare figure educative professionali e competenti. Mi pare che la carenza di fondo sia un’altra: è venuto a mancare, oggi, il senso originario, il “basamento” dell’Oratorio, cioè « ...accompagnare le persone, facendole crescere in un contesto di comunità, in cui centrali siano le relazioni... ». Se è vero che la sete di relazioni oggi è estremamente sentita dai giovani, è vero anche che le nostre comunità sono diventate aride, incapaci di mostrare la bellezza, la grandezza, la profondità della vita cristiana, nella sua particolare dimensione della fratellanza. In parrocchia, o all’Oratorio, e anche nei contesti normali di vita quotidiana (e parlo di esperienze viste e vissute, e non di pochi casi isolati), le comunità cristiane (!) si riconoscono per “come litigano” piuttosto che per “come si amano”. Stento a credere (ma sarei felice di sbagliarmi!) che a questa “carenza” di base si possa ovviare con corsi universitari di alta formazione.

Stefania Manganelli Busseto (Pr)

Sarebbe riduttivo limitare la questione che lei solleva, gentile signora Manganelli, ai soli aspetti organizzativi della parrocchia: come se ad attese crescenti delle famiglie si trattasse di rispondere semplicemente con nuovi profili in organico. L’invito del direttore di rispondere alla sua puntuale riflessione mi offre........

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