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Analisi Le tre montagne di evasione da spianare con le ruspe giuste

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31.10.2019

Finalmente in Italia si parla di evasione fiscale, una piaga che mediamente fa mancare alle casse pubbliche 110 miliardi l’anno, peggiorando il debito pubblico e facendo mancare le risorse necessarie a progetti sociali e ambientali di importanza strategica. E bene ha fatto su 'Avvenire' Eugenio Mazzarella a porre l’accento sul fatto che il problema non si risolve con iniziative tanto impressionanti quanto inefficaci, ma con provvedimenti che sanno colpire alla base le cause dell’evasione. Bella l’espressione «Stato di pulizia» a indicare che l’evasione è frutto di decadimento morale, civico, amministrativo, una triade che spinge a considerare lo Stato un nemico da truffare, piuttosto che la comunità da curare.

È chiaro allora che per vincere la battaglia dell’evasione fiscale bisogna agire contemporaneamente su più piani. Quello della spesa pubblica per eliminare le inefficienze e gli sprechi che minano il rapporto di fiducia fra stato e cittadini. Quello educativo per ricostruire il senso di rispetto e di coesione sociale senza il quale non esiste convivenza civile. Quello contributivo per rendere il prelievo al tempo stesso equo, semplice e certo, precondizioni per ottenere non solo l’adesione, ma la collaborazione dei cittadini. Molti Governi, infatti, stanno sperimentando che l’evasione non si vince contro, ma con i cittadini.

Analizzando l’ultimo rapporto sull’economia non osservata, redatto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, si constata che tre voci formano, da sole, circa l’80% dell’evasione fiscale: evasione dell’Irpef (36,5%), evasione dell’Iva (33%), evasione dei contributi sociali (10%). Per ognuna di esse vanno individuate misure di contrasto specifiche. L’evasione........

© Avvenire