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Ambiente Anche la moda dev’essere «sostenibile»

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27.08.2019

I dati mostrano che tra anidride carbonica, prelievi smodati di risorse idriche e scarichi, l’abbigliamento è diventato uno dei settori più tossici per la natura E i mercati vanno verso una continua crescita Il primo passo è tornare a dar valore a ciò che si indossa, uscendo dalla logica dell’acquisto solo perché «costa poco» trale, dove la coltivazione di cotone ha lasciato il segno. A forza di prelievi, il Lago di Aral, che pure vantava il nome di mare, è quasi scomparso. Il cotone è tristemente famoso anche per essere una delle coltivazioni a maggior uso di chimica e di sementi geneticamente modificate. Benché occupi solo il 2,4% di tutte le terre coltivabili, assorbe il 6% di tutti gli antiparassitari utilizzati in agricoltura, e addirittura il 16% degli insetticidi. Ogni anno si registrano migliaia di casi di intossicazione da pesticidi. E non è un mistero, purtroppo, che molti piccoli coltivatori arrivano a suicidarsi

Dopo il fast food la fast fashion, dove fast non sta per veloce ma frettoloso. Mangiare di fretta, vestirsi frettolosamente. Di qua panini, di là magliette: prodotti diversi per genere, uguali per strategia commerciale. Ambedue a basso prezzo, di bassa qualità, da rinnovare spesso. Merci aperte anche ai miseri, non per amore dei poveri, ma dei soldi. A volte vendite a basso prezzo moltiplicate per milioni di pezzi dalla breve durata possono dare guadagni più lusinghieri rispetto a pochi articoli a prezzi più elevati e fatti per durare. Ma ciò che può dimostrarsi miracoloso per gli affari può rivelarsi un disastro per il Creato.

Abbiamo la tendenza a considerare i capi di vestiario beni innocenti a basso o addirittura a nessun impatto ambientale. La realtà è che il settore della moda è uno dei più inquinanti. Basti dire che negli Stati Uniti si colloca al 5° posto per produzione di anidride carbonica, prima dei settori minerario,........

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