La politica estera ha costretto maggioranza e opposizione alle montagne russe

Il blitz militare anti-Maduro degli Usa di Trump ha costretto anche la politica italiana a misurarsi con i limiti di certe posizioni, non di rado viziate da ideologismi e da una sorta di “peccato originale” che prevalgono anche sulla realtà dei fatti. Una prova a cui si è dovuta sottoporre per prima Giorgia Meloni, anche nella conferenza stampa di ieri. Nei giorni scorsi la premier era passata dall’iniziale adesione acritica (talmente frettolosa da avallare, con la frase sull’«intervento legittimo e difensivo» delle forze Usa, la labile giustificazione del narcotraffico prima ancora che il capo della Casa Bianca invece parlasse in modo esplicito del petrolio venezuelano) a una riconversione, fino alla firma sulla dichiarazione dei 7 leader sulla Groenlandia, che ha segnato almeno un primo altolà alle trame trumpiane. E profittando dell’occasione Meloni ieri ha voluto mettere i puntini sulle "i" sul rapporto con Trump: «Quando non sono d’accordo lo dico a lui, lo sanno gli altri leader», ha precisato ha precisato spingendosi poi a definire i suoi modi «assertivi» (e di più, sul piano diplomatico, non si poteva chiedere). A chi l’ha poi presa di mira ripescando video del 2018 in cui, allora da leader dell’opposizione in Parlamento, invitava a «non disconoscere l’Onu» e invocava invece il rispetto del diritto internazionale........

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