L'Europa di Sassoli, l'Europa che verrà e perché subisce attacchi
Sono passati quattro anni dalla morte di David Sassoli. Qualche giorno prima di quell’11 gennaio 2022, ci aveva lasciato le sue ultime parole: «La speranza siamo noi …». Era la speranza di un’Europa che non si lasciasse vincere dalla paura, con il rischio di tornare sui propri passi, ma che ritrovasse il coraggio di andare avanti. Sassoli era ben consapevole che l’Europa è “un cantiere che non smette mai di operare… una cattedrale la cui officina richiede l’impegno di successive generazioni”. E riconosceva l’importanza di una politica paziente dove ogni passo è provvisorio e ogni traguardo è solo un’approssimazione temporanea nel costante divenire del nostro mondo. Che fine ha fatto quel cammino? Che ne è stato di quella speranza e di quella politica?Nei pochi anni che ci dividono da quelle parole, l’Europa è rimasta ancora un modello politico ed economico basato sull’apertura e sul rispetto della legge, anziché sulla chiusura e sulla forza. E proprio per questo sta subendo attacchi continui. L’Europa è diventata un problema, perché rappresenta un’idea alternativa di società rispetto a quanto emerge in altri continenti. Un’idea imperfetta, certo, ma ancora capace di tenere insieme libertà e solidarietà, crescita e tutele sociali, diritti e responsabilità. Con l’ostinazione di dimostrare ogni giorno che si può vivere in una comunità politica che non misura il suo valore solo in base alla forza.Siamo l’Europa: un modello spesso lento e faticoso, ma capace – nonostante tutti i suoi limiti – di produrre civiltà concreta, come dimostrano i sistemi di welfare, le scuole........