L'antimafia che fa male alle mafie: due storie concrete

L’antimafia sociale dei fatti è quella che dà i migliori risultati. Sembrerebbe ovvio ma non lo è. Troppe le parole e molte meno le realizzazioni concrete. Certo le parole servono, come invitava a fare Paolo Borsellino. «Parlate di mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene». Parole chiare, documentate, non rituali e retoriche. Denunce e analisi servono ma devono seguire i fatti. «Noi creiamo vuoti, tocca ad altri riempirli», dicono spesso magistrati e forze dell’ordine. Tocca alle istituzioni, alla politica, al mondo associativo, alle imprese, alla società responsabile. E alla Chiesa che in alcuni territori è protagonista di iniziative concrete. Che producono risultati ma anche le reazioni mafiose. Segno che vanno nel senso giusto di togliere spazi e consenso ai clan. Due storie ho raccolto in questi ultimi giorni in Calabria.La prima è a San Luca, piccolo paese aspromontano, centro del narcotraffico internazionale. Simbolo del potere e anche della violenza mafiosa, attualmente sciolto per la terza volta per condizionamento mafioso. Lo scorso 5 dicembre la commissione prefettizia che amministra il Comune, ha consegnato alla Diocesi di Locri-Gerace un campetto da calcio realizzato su un’area........

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