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Analisi Il Sud non può rassegnarsi alla «fuga» dei suoi giovani

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22.08.2019

Se non conoscesse – tragicamente – quelli veri, si potrebbe dire che il Mezzogiorno è colpito a ondate da terremoti di cifre di cui, con largo anticipo, è possibile prevedere il segno e l’intensità. C’è solo una caratteristica che li distingue: le analisi e i rapporti sul Meridione d’Italia appartengono quasi in ugual misura sia alle scienze economiche che alla letteratura. Quando i conti non tornano, i numeri non possono far altro che chiedere soccorso alle parole. Si spiega anche così la consistenza letteraria della 'questione meridionale' che, a partire dal nome e per l’usura del tempo, evoca più archivi e scaffali che una vera e propria emergenza sociale, quale da tempo è.

Mediaticamente adagiata sul quieto vivere, e in coincidenza con appuntamenti programmati – quello recente del Rapporto Svimez è tra i più importanti –, la 'questione' è presa da un sobbalzo, un sisma d’avvio seguito da tante repliche, proprio come in un sommovimento di terra e di pietre. Si tratta in questo caso di parole, in un certo senso la somma spuria di cifre che danno conto di una condanna aggravata e continuata. Sotto processo è il Mezzogiorno, la sua politica di governo e la politica di governo in generale, l’inerzia, i ritardi, quel passo lento diventato insopportabile perché – ci si accorge – i danni non sono soltanto per il Sud ma arrivano a spalmarsi e a intaccare anche le aree forti, tanto da indurle a reclamare, a propria difesa, forme di autonomia regionale più accentuata. Quando ciò accade, e cifre alla mano è un dato che può essere accertato, ecco che anche la vecchia e mai doma 'questione' ritorna in primo piano. E ogni rapporto, a cominciare da quello della Svimez, si legge con la sirena d’allarme azionata a tutto volume.

Sono anni........

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