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Neuroscienze Arriva in tribunale la tecnica che può svelare i falsi ricordi

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30.07.2020

Giuseppe Sartori, Pietro Pietrini (a sinistra) e Guglielmo Gulotta (a destra) durante un’udienza

Le neuroscienze promettono da anni di rivoluzionare i processi e addirittura il diritto stesso. Ma quando si parla di istituti giuridici e decisioni giurisprudenziali nell’ambito che riguarda la libertà degli imputati e la difesa della società, i passi non possono che essere improntati alla prudenza. L’Italia è comunque in prima linea per quanto riguarda l’ingresso delle scienze del cervello nelle aule di giustizia già da un decennio con sentenze (a Trieste e a Como) che hanno considerato specifici assetti genetici e disturbi del funzionamento cerebrale come elementi di riduzione dell’imputabilità del reo ed elementi per riduzione della pena. Ora si registra un altro passo interessante rispetto alla possibilità di testare, almeno in alcune circostanze, la veridicità dei ricordi riferiti dai sospettati ma anche dai testimoni.

La vicenda umana e giudiziaria è brutta e dolorosa, ma nel suo ultimo passaggio ha permesso la riabilitazione di un innocente grazie anche a una nuova tecnica che potrebbe ora trovare maggiore spazio nei procedimenti penali. I fatti risalgono al 2002, quando a Milano vengono denunciati, dalla madre di una bambina di 4 anni, lo zio e il suo compagno per abusi sulla piccola. Arrivano le condanne per il fratello della donna, che poi si suiciderà, e per il coimputato, accusato di reati meno gravi, in particolare di avere scattato fotografie durante le presunte violenze. Quest’ultimo, il Signor C, lo chiameremo così, si professa innocente e il percorso giudiziario è accidentato, tra sentenze di colpevolezza e assoluzioni. Alla fine sconta due anni di carcere per una condanna definitiva del 2016, prima di venire scarcerato una volta ottenuta la revisione del processo, favorita dal ritrovamento dell’ultima lettera del compagno che, prima di togliersi la vita, aveva lasciato un messaggio, fino a quel momento ignorato, in cui scagionava di fatto il Signor C.

In Corte d’Appello a Brescia, si è svolto........

© Avvenire


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