Nicasio Anzelmo, e l’attualità di Luigi Pirandello

Uno, Nessuno, Centomila, dal 2025 con successo in tour nei teatri italiani, e ancora il sipario si alza sulla visione del Mondo di quel genio di Luigi Pirandello. A cento anni dalla sua prima pubblicazione, ultima grande opera del drammaturgo siciliano, forse più di tutti gli scritti che l’hanno preceduta, afferma, e indottrina, sul primato e l’autonomia dello spirito rispetto alla realtà materiale. La moltiplicazione dei punti di vista è il fulcro della scrittura pirandelliana evidenziando, oltremodo, gli svolgimenti dell’alienazione moderna e dell’impossibilità di un’esperienza autentica, al pari delle teorie dei più grandi pensatori della sociologia, antropologia e studiosi dell’”IO” più intimo. Nella piéce, interpretata magnificamente da Primo Reggiani, Francesca Valtorta e un cast con Jane Alexander, Fabrizio Bordignon, Enrico Ottaviano, ci ha accompagnato Nicasio Anzelmo, grande conoscitore di Pirandello, che ne ha curato il fedelissimo adattamento e la regia.

Uno, Nessuno, Centomila, dal 2025 con successo in tour nei teatri italiani, e ancora il sipario si alza sulla visione del Mondo di quel genio di Luigi Pirandello. A cento anni dalla sua prima pubblicazione, ultima grande opera del drammaturgo siciliano, forse più di tutti gli scritti che l’hanno preceduta, afferma, e indottrina, sul primato e l’autonomia dello spirito rispetto alla realtà materiale. La moltiplicazione dei punti di vista è il fulcro della scrittura pirandelliana evidenziando, oltremodo, gli svolgimenti dell’alienazione moderna e dell’impossibilità di un’esperienza autentica, al pari delle teorie dei più grandi pensatori della sociologia, antropologia e studiosi dell’”IO” più intimo. Nella piéce, interpretata magnificamente da Primo Reggiani, Francesca Valtorta e un cast con Jane Alexander, Fabrizio Bordignon, Enrico Ottaviano, ci ha accompagnato Nicasio Anzelmo, grande conoscitore di Pirandello, che ne ha curato il fedelissimo adattamento e la regia.

Cos’è il teatro oggi? Una domanda da diecimilioni di dollari. Il teatro è, secondo me, una cosa molto soggettiva, una miriade di espressioni che includono la danza, il canto, la prosa, o la qualsiasi cosa. Per quel che mi riguarda, il teatro è un luogo, dove posso esprimere i miei pensieri, dove posso creare, dove mi posso divertire, dove posso soffrire o posso far gioire. Il teatro è la mia chiave di comunicazione con il Mondo.

Quanto è facile fare teatro in Italia? Difficile, molto difficile. E’ complicata la rete di suo in vari modi e non ci sono parole per far capire le difficoltà in questo mestiere. Per fare questo mestiere non serve il talento, non serve l’idea, non serve nulla. E’ il tram che passa da prendere al volo con la speranza di essere fortunato e prendere quello giusto. Abbiamo tantissimi talenti che faticano a vivere e, magari, vedi in scena capre che belano e cani che abbaiano. Non c’è spiegazione perché “primi nomi in cartellone” belano o abbaiano. Purtroppo il teatro è, in qualche modo, la manipolazione del pensiero dei “governi”, nel senso temporale più ampio.

Qual è, oggi, la risposta della “società” al teatro? C’è interesse? La gente viene a teatro. Due grandi esperienze. “Uno, nessuno, centomila”, da due anni in tournée, riempiendo tutti i teatri, con doppi spettacoli, tornato a Torino due volte, tornato in Puglia due volte, su Roma doppi spettacoli sold out. L’altra esperienza è il sempre esaurito, qui a Roma, a tutte le repliche di “’Elena di Euripide”, con un monumentale Mariano Rigillo e il figlio Ruben. Quindi la gente viene a teatro, chiaramente devi proporre un prodotto ottimo, e s’innesca il passa parola giacché la pubblicità, oggi, è molto relativa se non sul social. La mia esperienza è che la gente è ancora interessata al teatro. Non voglio parlare del mio, ma in generale, e se è ben fatto, richiama ancora. Da spettatore vedo altre rappresentazioni, e i teatri sono pieni, a prescindere dallo spettacolo purché di qualità. Questo non può che farmi piacere. Il teatro è un mezzo formidabile di unione, di riflessione, un mezzo che avvicina la gente. Una comunione totale perché da pubblico stai in mezzo a tante persone e c’è questa avvicina la gente. Si crea questa grande energia che gira nella sala, in connessione con gli attori. Tutto questo è una meraviglia. Uscendo dallo spettacolo con l’animo risollevato hai già fatto qualcosa per la tua vita.

Un Pirandello nel “Terzo Millennio” quanto è attuale? Attualissimo. La straordinarietà di questo testo è che sembra di comunicare con i media. Sui media abbiamo l’immagine e cerchiamo di coltivare quell’immagine ma, in verità, noi chi siamo? Come ci vedono, effettivamente, gli altri? In realtà noi seguiamo il secolo dell’apparenza ma la sostanza, il vero dov’è? La bellezza di quel testo, del 1926, a cento anni dalla sua prima pubblicazione, è attualissima perché ci riscontriamo perfettamente. L’identità nella ricerca della persona. Il Moscarda (personaggio principale di Uno, Nessuno, Centomila ndr), è ciò che noi siamo e facciamo tutti nella nostra vita. Ma non tutti con il coraggio di andare fino in fondo come, appunto, Moscarda. Gli altri si nascondono, ci nascondiamo, pensiamo di vivere il meglio di noi stessi, spesso fingiamo e siamo “A” con un gruppo di persone, siamo “B” con altri. Così fino a centomila immagini che possiamo dare o avere dagli altri.

Come definiresti il tuo adattamento di UNO, NESSUNO, CENTOMILA? Non è facile parlare di se ma voglio rispondere, non con un mio pensiero, sintetizzando alcune critiche sullo spettacolo uscite nelle varie città nelle quali abbiamo presentato l’opera. Si dà rilievo alla fedeltà al testo. Io, infatti, non ho fatto altro che seguire l’idea di Pirandello che posso affermare di conoscere bene. In questo sono avvantaggiato, essendo siciliano, comprendo perfettamente tutti i meccanismi, mentali e sociali, all’interno di quel testo. Li ho accompagnati nella regia, li ho accompagnati nella scelta musicale, li ho accompagnati nella scelta della drammaturgia. Solitamente Uno, Nessuno, Centomila, è interpretato a monologhi, nel nostro caso è, invece, un concertato di cinque grandi attori, due dei quali ricoprono, almeno, quattro, cinque, ruoli ognuno e lasciami dire in maniera magnifica. Primo Reggiani grandissimo, affiancato da una squadra attoriale strepitosa, si è preparato minuziosamente sul personaggio per mesi. Ci abbiamo lavorato con pazienza e molta dedizione. Ripeto il mio adattamento è fedele al testo. Non ho fatto nulla di più se non delle scelte adattate all’oggi. Tutte le critiche uscite riportano solo elogi a questo adattamento. Non posso che esserne felice, sotto questo punto di vista, perché non era facile. E’ stata una scommessa ardua ma siamo riusciti perché funziona ovunque. Il riscontro lo hai perché il pubblico esce soddisfatto, con anche una possibilità di riflessione rispetto a quanto visto e ascoltato. E’ fondamentale. Abbiamo registrato fino a otto minuti di applausi. Questo successo va condiviso equamente fra tutti, con la compagnia e con una produzione coraggiosa. Coraggiosa perché non ha nessun contributo ministeriale ma è stato solo puro investimento su di un prodotto senza, chiaramente, conoscere il risultato finale. Ripeto, l’opera di Pirandello, e in particolare Uno, Nessuno, Centomila, è tutt’altro che facile. Alla fine ne usciamo tutti vincenti, Pirandello compreso.

Credits autorizzazione https://www.nicasioanzelmo.com/shows/show_id_071/Uno,%20Nessuno,%20Centomila

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