Luca Bigi: “Vedo un’Italia matura e senza limiti” |
RugbyingClass di Umberto Piccinini
All Blacks e Inghilterra sono, per ora, le due “incompiute” per la nazionale di rugby italiano. Nessuna vittoria degli Azzurri. Veri e propri tabù. A volte il sogno assumeva consistenza, pareva prendesse forma, quasi lo toccavi poi si sgonfiava, sfuggiva per un niente. Mai oltre questo. Vero, ci sarebbe un pareggiuccio a Roma, 15 a 15, nel lontano 1986 ma in un incontro mezzo “sconsacrato”. Un match giocato sì ma contro non proprio la prima squadra inglese, anche se poi lo era, quindi mai formalizzata oltre la Manica. Insomma, le cose che accadono nel Mondo Ovale. Sabato 7 marzo, ore 17,40, nella penultima del Sei Nazioni, Roma accoglierà i “bianchi” d’Inghilterra. E’ il trentatreesimo tentativo ufficiale contro i “Sassenach “ e il computo dei punti è quel che è. Ben quattrocentoquattro in attivo, a fronte di milleduecentosettantuno in negativo. Cosa vogliamo pretendere, il gioco l’hanno inventato loro! Quando è nata la nazionale italiana, 1929, loro bazzicavano già i terreni del rugby da oltre un secolo. Sicuramente uno scontro di grande interesse, il ventisettesimo del Sei Nazioni, e non mancheranno indicazioni da e per entrambe le parti. Asserire che si giocano tutto un Torneo non è sproporzionato. Appaiate in classifica, ambedue con una vittoria su tre partite giocate, dovranno attestare quanto valgono. Contro la Rosa d’Inghilterra, i cui petali paiono avvizziti, gli Azzurri avranno la possibilità di conseguire un “salvacondotto” dal valore storico. Mentre l’Inghilterra, restia a perdere l’integrità, stravolge la formazione, Gonzalo Quesada muove il meno possibile nello scacchiere. Fuori l’estro di Ange Capuozzo, per infortunio, sarà il nerbo di Pani a vestire la maglia numero 15. C’è il rientro di Nacho Brex, dopo un lungo congedo per motivi familiari, e si riforma la coppia di centri con Menoncello. Garbisi&Garbisi, Paolo e Alessandro, in mediana a menare ritmo alle danze con Fusco a disposizione. La gradita novità è in panchina. Si rivede per la prima volta in questa edizione del Torneo, la matura competenza, e il piede, di Tommaso Allan, a dar manforte al gruppo. Niente male!
Luca Bigi, trentaquattrenne, reggiano, di professione tallonatore con variopinta esperienza internazionale e rincasato nelle file dello sfavillante Valorugby di Reggio Emilia. Comincia a “spingere” della natia Reggio Emilia. Quindi otto mesi a Richmond sulle rive del Tamigi, una stagione a Viadana, una a Padova. Dieci anni in Pro12/URC dividendosi fra Treviso e Zebre Parma. Quarantotto caps in azzurro e capitano della nazionale italiana dal febbraio del 2020 al novembre 2021.
Luca Bigi, trentaquattrenne, reggiano, di professione tallonatore con variopinta esperienza internazionale e rincasato nelle file dello sfavillante Valorugby di Reggio Emilia. Comincia a “spingere” della natia Reggio Emilia. Quindi otto mesi a Richmond sulle rive del Tamigi, una stagione a Viadana, una a Padova. Dieci anni in Pro12/URC dividendosi fra Treviso e Zebre Parma. Quarantotto caps in azzurro e capitano della nazionale italiana dal febbraio del 2020 al novembre 2021.
Il Valorugby, con la Coppa Italia vinta una settimana fa e il titolo di “campione d’inverno” nel Campionato Serie A Élite, sta consacrando al meglio gli 80 anni di vita del rugby a Reggio Emilia. Giocando la finale di Coppa Italia nel nostro Mirabello (lo stadio di Reggio Emilia ndr) sapevamo di dover cogliere un’occasione e lo abbiamo fatto. Una giornata speciale. Temperatura primaverile, spalti pieni, campo perfetto, e, più di tutto, è scesa in campo una squadra agguerrita, capace di ottenere il successo voluto con una determinazione esemplare. E’ stato un regalo che abbiamo voluto fare a tutto il movimento rugbistico reggiano e del territorio. Abbiamo vinto una partita vera, contro una squadra come il Petrarca, solida, blasonata e abituata a giocare questo tipo di gare. Quindi onore al Padova per la partita disputata. In questi ultimi anni il Valorugby si è sempre piazzato ai piani alti della classifica. Abbiamo, ancora, una seconda parte di campionato ma la Coppa Italia è stata la ciliegina frutto di una rivoluzione importante realizzata quest’anno, sia nel roster, sia nello staff. Sono convinto che la chiave di lettura di questa stagione stia nelle basi tracciate sin dallo scorso luglio. Valori sani, clima sereno, una forte cultura di club, un vero senso di appartenenza, un progetto e un credo condiviso. Tutto passa attraverso l’aver individuato i motori che trainano, esterni come interni, la programmazione, la visione di un club, la competenza delle persone, la maturità della squadra. Senza pensare troppo in grande, seguendo quello che lo sport ci insegna, ovvero, il lavoro quotidiano e la prossima partita.
Giocare a rugby in Italia non è facile. Rinunce, a metà percorso, di club con grande tradizione può non essere un bel segnale. E’ solo una questione di “soldi”? Sono situazioni difficili e chiaramente non fanno piacere. Dispiace molto perché a Colorno ci sono tanti amici, Verona ha veramente investito molto con un centro sportivo di primordine e poi Noceto che sul territorio ha una storicità considerevole e quindi giusto la decisione di preservare il propulsore del club come il settore giovanile. Questo però falsa lo scenario. Abbiamo un movimento, trainato da una nazionale maschile che sta ottenendo risultati, un’ottima programmazione della nazionale femminile, dove i risultati negli ultimi anni non sono stati eccellenti, ma si sta strutturando con un importante campionato di serie A. La Under20, il Sistema Accademia, i campionati minori, magari, non di facile promozione. C’è una Lega che mette insieme gli intenti di tutti Club che partecipano a un campionato italiano di Elite. Non dimentichiamo due franchigie in URC, campionato veramente competente quanto la Premier e il Top14, e considerare la partecipazione esclusivamente dai risultati ottenuti, trascurando il progetto in se, da una stima imprecisa. Insomma il movimento è grande poi entrare dettagliatamente nella questione dovremmo avere un po’ più di tempo per poterne parlare.
Sei Nazioni. Dalla tua “sacca” internazionale quale considerazione possiamo estrarre? In questo momento è lampante una Francia un gradino superiore rispetto a tutte le altre ma anche un’Italia che si sta allargando in maniera consistente in grado di giocare queste due ultime partite a viso aperto senza paura di nessuno.
Allora dimmi degli Azzurri Si diceva iniziare bene il Sei Nazioni e così è stato. La partita vinta contro la Scozia è stata interpretata in modo esemplare. La partita in Irlanda, dettata da qualche episodio, è stata consistente per tutti gli ottanta minuti. Un match a Lilla da analizzare nel modo giusto. Non vedo limiti nel gruppo ma maturità, dimostrazione chiara di una crescita costante dei ragazzi, settimana in settimana, data dal lavoro e dalla grande competenza dello staff. Siamo alla presenza di una squadra consistente in tutti i reparti, nelle fasi statiche, in attacco, con una difesa asfissiante, capacità d’interpretazione nel breakdown, un triangolo allargato di grande spessore. C’è la consapevolezza di essere nella fase successiva dove la squadra sta consolidando le proprie performance.
E sabato gli inglesi “feriti” scendono all’Olimpico dando il meglio della loro “spocchia”. L’Inghilterra arriva a Roma dopo due brutte sconfitte consecutive. Prima contro la Scozia a Edimburgo quindi quella rovinosa, interna, contro l’Irlanda. Troveranno, però, un’Italia galvanizzata dalla prestazione contro la fortissima Francia. Non dimentichiamo che fino al sessantacinquesimo, in parità numerica, il risultato era diciannove a otto. E’ anche vero mai sottovalutare un avversario come gli inglesi soprattutto in un momento di difficoltà. Ma è chiaro come questa Italia abbia un approccio diverso. Sono fiducioso e ritengo gli Azzurri capaci di competere alla pari contro i ben più titolati inglesi.
Luca detto questo … come si batte un’Inghilterra all’Olimpico? Rispettando la stessa strategia messa in campo dagli allenatori, senza capovolgere nulla, credere e rispettare il processo, la volontà di essere a Roma e respirare l’aria della competizione comprendendo che da lì a poco giocherai una partita nel più antico Torneo di rugby. Sono tutte emozioni, anche inconsce, che ti mettono nelle condizioni di far bene. Quindi affrontarli a viso aperto e rendere orgogliosi i tifosi, compreso il sottoscritto, che stanno amando la nazionale in questo momento così positivo del Sei Nazioni.
Quale ruolo avrà la nostra prima linea? Fondamentale. Io conosco benissimo tutti i ragazzi del pacchetto di mischia e in prima linea ho giocato una vita con Ferrari e Fischietti. Con Mulo (Nicotera ndr) ho seguito il suo percorso di avvicinamento in azzurro e nel rugby internazionale, come per Riccioni, Hasa, Spagnolo, Di Bartolomeo, Lucchesi. L’esperienza all’estero che alcuni hanno intrapreso è percettibile. Sono sicuro delle loro capacità fisiche e soprattutto tecniche che rasentano la perfezione. Questa sintonia e capacità di giocare insieme di legature, di pressione, sono come sentire suonare un piano. È lodevole e godevole vedere l’approccio nel giocare la mischia ordinata. Sono gli stessi ragazzi che hanno disputato, a ottimi livelli, il Sei Nazioni, lo scorso torneo ma cosa sono riusciti a fare, quest’anno, contro tre mischie di primissimo livello. La mischia italiana si è sempre fatta rispettare ma ora la sinergia lì davanti, merito del loro impegno, merito del lavoro dello staff tecnico, è esaltante per noi, preoccupante per gli avversari.
Se sabato fossi in campo, guardando negli occhi il tallonatore inglese, cosa urleresti ai nostri ragazzi? Andiamo, … è ora!
COSI’ IN TV visibile in diretta tv dalle 17,00 in abbonamento su Sky Sport Uno, dalle ore 17:40 in chiaro su TV8, e in diretta streaming gratuita sul sito tv8.it e sulle piattaforme NOW e Sky Go.
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Credits https://www.skysports.com/rugby-union/news/12509/11913556/luca-bigi-