Mattarella: senza Spagna e Italia non si può comprendere l’Europa |
Sergio Mattarella non è solo il Presidente della Repubblica Italiana, ma una vera luce per l’umanità. Lo dimostrano i riconoscimenti che riceve in tutto il mondo con l’assegnazione di meritate “Lauree Honoris Causa”. Anche oggi a Salamanca, ha ricevuto l’onorificenza accademica di ““Dottore Honoris Causa” assegnata da una delle più prestigiose università della Spagna. Non è mancata una passeggiata amichevole con Filippo IV Re di Spagna. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della Sua lectio magistralis pronunciata all’Università di Salamanca dopo aver ricevuto l’onorificenza, ha detto: “I nostri Paesi hanno condiviso strutture istituzionali, modelli culturali e dinamiche politiche. Senza la Spagna e l’Italia non si può comprendere l’Europa. Nel dialogo tra gli studiosi di Salamanca e gli omologhi italiani, si può rinvenire un ampio contributo alla formazione della cultura europea come la conosciamo oggi. In essa, infatti, le relazioni tra Spagna e Italia rappresentano uno degli assi portanti. Lungo un arco temporale che si estende dall’antichità romana fino all’età contemporanea, i nostri Paesi hanno condiviso strutture istituzionali, modelli culturali e dinamiche politiche che ne hanno profondamente influenzato la rispettiva evoluzione storica. Una relazione profonda, che ha inciso, al di là del rapporto tra gli Stati, sulle società dei nostri popoli, nelle quali dimensioni politiche, culturali, religiose e intellettuali si sono costantemente intrecciate e vicendevolmente influenzate. Come scrisse Maria Zambrano ‘La nostra anima è attraversata da sedimenti di secoli, le radici sono più grandi dei rami che vedono la luce’. In queste fondamenta abbiamo fiducia: non cederanno agli attacchi di quanti vorrebbero smantellare la costruzione europea. Dobbiamo ritrovare l’ambizione dei leader che, nel 1951, nel preambolo del Trattato della Comunità del carbone e dell’acciaio, posero queste parole: ‘Convinti che il contributo che un’Europa organizzata e viva può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche’. Un’Europa dunque nucleo indispensabile per il mantenimento di quelle relazioni pacifiche che sei anni prima la Carta di San Francisco aveva messo al centro della missione identitaria delle Nazioni Unite”. In un altro passaggio il capo dello Stato ha sottolineato: “L’ordine internazionale è, per sua natura, dinamico, nuovi protagonisti si affacciano, nuove sfide si presentano. Cosa può fare l’Europa a fronte della recessione del modello cooperativo multilaterale nella gestione dei rapporti tra gli Stati? Accettare che esso venga soppiantato da una visione contrattualistica fondata sulla competizione? Tocca all’Europa saper dire di no. In particolare dire di no all’ampliamento dei conflitti, a una perenne instabilità, con la moltiplicazione dei fronti di crisi. Come dimostrano le drammatiche vicende che, a partire dal sanguinoso attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, vedono oggi Iran, Libano, l’intera regione medio-orientale e del Golfo, al centro di un arco di crisi di cui non si intravede lo sbocco, con gravissime conseguenze sulle popolazioni. Le guerre, finiscono per oscurare le emergenze del pianeta: quella climatica, da cui dipendono fenomeni migratori importanti; quella alimentare, quella energetica, quella demografica, quella sanitaria. Dall’assalto russo all’Ucraina in poi si è intensificata la convinzione che l’aggressione possa essere regolarmente praticata nei rapporti internazionali. La frequenza di violazioni sistematiche dei diritti umani, favorite dal tentativo di rendere marginali le Nazioni Unite, affievolisce l’efficacia dell’ordine internazionale e dei suoi principi. Una condizione che ha finito per favorire l’attuale controtendenza, rispetto allo spirito di San Francisco, e che vede il riemergere di una insofferenza crescente rispetto alle regole pattuite e agli impegni che ne derivano, liberamente sottoscritti dagli Stati. Questo avviene in nome di un presunto sovranismo assoluto. Accade oggi che, in opposizione a quanto si afferma necessario per l’ordinata vita delle singole comunità nazionali, si assista alla delegittimazione delle Corti Internazionali e dei loro giudici, negando il valore del diritto internazionale, rimuovendo la storica scelta di civiltà di predisporre autorità preposte a verificarne il rispetto e a sanzionarne le violazioni”. Il Presidente della Repubblica, nel Suo discorso, ha unito memoria storica, cultura e politica internazionale in un intervento che suona anche come un avvertimento ai nazionalismi e alle spinte disgregatrici. Il discorso rafforza l’asse tra Roma e Madrid. Mattarella lega questo patrimonio comune alla funzione della cultura, chiamata a reggere anche nelle fasi più buie. In tal senso Mattarella ha ricordato: “Nella crisi dei valori che attraversa il continente in un secolo che ha conosciuto gli orrori del nazismo e del fascismo e quelli del comunismo, la cultura resta un argine, come testimonia il coraggioso discorso pronunciato da Miguel de Unamuno proprio in questa università il 12 ottobre 1936: “Venceréis, pero no convenceréis” (vincere ma non convincere): parole che diventano simbolo contro le forze autoritarie e difesa della ragione, della coscienza libera”. Nello stesso solco si colloca il richiamo all’Onu e al diritto internazionale. Mattarella ha così ricordato: “L’Onu nasceva per sottrarre ai singoli Stati, non importa quanto potenti, le decisioni fondamentali su pace e sicurezza, immaginando così una nuova stagione del diritto internazionale fondata su tre pilastri: il divieto dell’uso della forza; il principio di sovrana eguaglianza degli Stati; la promozione universale dei diritti umani. In cui pace e diritti umani non costituiscono ambiti distinti, bensì dimensioni complementari di un progetto normativo volto a superare la logica del sistema westfaliano. La pace insomma non coincide con qualsiasi equilibrio ma si realizza in presenza di condizioni di giustizia e di inclusione”. Il Presidente Mattarella, infine ha fatto un cenno ai Trattati europei e alla direzione che indicano: “Distrarci oggi dalla sua applicazione significherebbe tradire la nostra cultura, i nostri popoli, abdicare al ruolo dell’Europa unita. Noi sappiamo dove approdare: ce lo indicano i Trattati dell’Unione Europea”. L’impegno politico e istituzionale del Presidente Sergio Mattarella merita di essere sostenuto da tutti gli italiani ed in primis da tutte le forze socialiste.