Bankitalia avverte sui rischi economici globali |
La Banca d’Italia avverte: “La stabilità regge, ma i venti di guerra minacciano i mercati. In Italia i rischi maggiori per la stabilità finanziaria derivano dai fattori internazionali. Il quadro globale si deteriora sotto i colpi del conflitto in Medio Oriente e delle strozzature logistiche, eppure il sistema Paese dimostra una resilienza di ferro”. Non dimentichiamo, però, che con il tempo il ferro si ossida. Inizia con questa doppia visione, tra cautela e rassicurazione, l’analisi tracciata nel Rapporto sulla stabilità finanziaria dell’istituto guidato dal governatore Fabio Panetta. Il documento fotografa un ecosistema finanziario vigile in una fase di transizione assai delicata. Nel documento di Bankitalia si legge: “Il conflitto in Medio Oriente ha aumentato le vulnerabilità dell’economia e del sistema finanziario a livello mondiale”. I pericoli potrebbero già materializzarsi nelle prossime settimane. L’ombra della crisi mediorientale si allunga sui costi dell’energia e sulle catene di fornitura. Il blocco nello Stretto di Hormuz e i rallentamenti nel Golfo Persico spingono i prezzi in alto, creando allarme in tutte le cancellerie europee. Da novembre le quotazioni del greggio sono salite del 57% e i prezzi del gas naturale sul mercato europeo hanno toccato i 44 euro per megawattora. La dinamica intacca le certezze, costringendo i previsori a una correzione in corso d’opera. Da Palazzo Koch arriva un messaggio chiaro: “Le previsioni di crescita mondiale sono state riviste al ribasso, le aspettative di inflazione hanno subito un rialzo e le condizioni finanziarie si sono irrigidite”. Sui mercati internazionali la propensione al rischio resta elevata, con un’euforia confinata alle aziende tecnologiche degli Usa, le cosiddette Magnifiche 7. Ovvero, Nvidia, Apple, Microsoft, Alphabet (Google), Amazon, Meta Platforms (Facebook, WhatsApp e Instagram) e Tesla. Il documento analizza i timori di una bolla asimmetrica, ma chiarisce la posizione sul pericolo contagio in Europa. In merito, nel documento si legge: “L’esposizione dei residenti italiani e dell’area dell’euro ai titoli del settore tecnologico degli Stati Uniti risulta contenuta”. E se i timori di un impatto diretto perdono consistenza, eppure permane un avviso per le sacche speculative. Questo perché eventuali ulteriori aumenti dell’avversione al rischio degli investitori potrebbero avere ripercussioni sui segmenti più rischiosi del sistema finanziario internazionale. Un monito che rimarca l’estrema fragilità degli investimenti circolari sull’intelligenza artificiale, generativa e agentica, sui data center e sul quantum computing. Elementi che possono far deragliare le aspettative degli investitori sui titoli azionari di Big Tech. Sotto il profilo interno, l’impatto della tempesta geopolitica sul debito sovrano si presenta arginato in modo solido. I rendimenti dei titoli di Stato hanno accusato il colpo iniziale, ma la risposta degli scambi è risultata composta e priva di fiammate fuori controllo. Il Rapporto lo certifica con precisione e numeri alla mano. Gli economisti sottolineano come fino a febbraio la condizione macro finanziaria del Paese e i rischi connessi con l’andamento ciclico erano stabili. Con l’esplosione delle ostilità i parametri hanno iniziato a mutare con rapidità. Come rileva l’Istituto Centrale: “Dopo lo scoppio delle ostilità sono aumentati i rendimenti dei titoli di Stato e, in misura contenuta, il loro differenziale rispetto ai titoli tedeschi. Il picco dello spread sui decennali si è attestato intorno a quota 100 punti base, per poi rientrare su livelli rassicuranti. Sulla base delle stime, il funzionamento dei mercati è rimasto ordinato”. La liquidità sul mercato secondario telematico mostra una fisionomia strutturata, con una intatta capacità del circuito di assorbire ordini di ammontare elevato senza generare colpi letali sui prezzi. L’incognita di fondo resta il nodo della finanza pubblica. L’indebitamento netto nel 2025 è calato al 3,1% del prodotto, ma il debito in rapporto al Pil è salito al 137,1 per cento e nell’immediato sta per raggiungere il 140%. Un livello che rappresenta una spia accesa e una fonte di debolezza in un frangente dominato da tensioni belliche. Specie perché le spese per la Difesa e gli esborsi per mitigare la perdita di potere d’acquisto delle famiglie a fronte dello shock energetico possono essere una delle sorgenti di incremento della spesa pubblica, e quindi dell’indebitamento. Quello che viene evidenziato, a fronte di una così marcata incertezza, è che l’economia reale dimostra anticorpi robusti, offrendo una difesa adeguata alle turbolenze dei costi di trasporto e ai tassi alti. L’istituto guidato da Fabio Panetta rassicura sul tessuto produttivo e sociale: “La situazione finanziaria di famiglie e imprese è equilibrata, ma un peggioramento dello scenario macroeconomico potrebbe incidere sulla loro fiducia”. Le fibrillazioni hanno già inciso sulla fiducia stessa, come ha rimarcato l’Istat. Il faro della vigilanza si accende sulla solidità patrimoniale e sull’indebitamento, due barriere contro la crisi. Riguardo ai nuclei familiari l’esame è positivo: “Per le famiglie i rischi restano limitati grazie alla solidità patrimoniale e al basso indebitamento”. Il rapporto tra debiti e reddito disponibile tocca il 55,8%, un minimo storico dalla crisi globale con 25 punti sotto la media dell’area euro. L’aumento del costo del credito non ha scalfito la qualità dei prestiti concessi, in quanto il tasso di deterioramento ristagna allo 0,6 per cento. Ma il clima sta già cambiando, come evidenziato dall’ultimo Bank Lending Survey della Banca centrale europea (Bce), che ha visto un primo esempio di credit crunch dall’inizio delle ostilità in Iran. Intanto, per il tessuto produttivo, la leva finanziaria scende sotto il 30% e la liquidità di cassa abbonda in tutti i comparti. L’analisi sottolinea questa forza d’urto in grado di contrastare i venti contrari che spirano dal Medio Oriente. Anche per le imprese il quadro appare nell’insieme stabile, sostenuto da un livello di debito contenuto e da una moderata espansione del credito. Il problema si concentra sui costi di approvvigionamento. Il rapporto suona l’allarme sui margini aziendali e sulle tasche dei cittadini. Gli economisti di via Nazionale spiegano: “In un contesto di complessiva incertezza, i rincari dell’energia e dei costi di trasporto, pressioni inflazionistiche più persistenti e condizioni finanziarie meno accomodanti potrebbero avere ricadute sul potere d’acquisto delle famiglie e sui costi delle imprese”. Nel mercato degli immobili, in aggiunta, non si ravvisano bolle e le quotazioni restano inferiori alla media di lungo periodo. L’architettura del credito regge l’onda d’urto con bilanci puliti e margini reddituali al rialzo. Via Nazionale non nasconde i focolai di crisi in caso di escalation, sottolineando: “Pur partendo da una posizione di solidità, gli intermediari finanziari sono esposti a rischi che potrebbero materializzarsi in caso di prolungamento del conflitto”. Tra i pericoli figura l’inasprimento della provvista per gli istituti. L’allerta è significativa. Il rapporto evidenzia: “L’aggravarsi del quadro geopolitico e l’aumento dell’incertezza possono esporre le banche a rischi: le condizioni di provvista e di liquidità potrebbero peggiorare qualora i rendimenti di mercato crescessero in maniera marcata. La sorveglianza si estende alla capacità di restituzione delle aziende esposte al caro-energia. La qualità degli attivi potrebbe risentire di un deterioramento della capacità delle imprese di rimborsare i finanziamenti”. Il responso sulle banche chiude ogni speculazione ribassista sulla solidità intrinseca. Per la Banca d’Italia: “Il sistema bancario italiano resta comunque caratterizzato da alti livelli di patrimonializzazione e redditività. Nel 2025 il rendimento del capitale tocca il 13,8% e il CET1 si attesta al 15,7 per cento”. Per prevenire contagi, il Comitato per le politiche macro prudenziali ha stabilito la linea del rigore. Palazzo Koch ha confermato le misure macro prudenziali in vigore nel 2025 e ha aggiornato i requisiti patrimoniali per gli istituti a rilevanza sistemica nazionale. In un ecosistema interconnesso, un ulteriore pilastro è offerto dal comparto delle polizze. Il documento traccia il bilancio conclusivo evidenziando: “Anche il settore assicurativo rimane solido, grazie all’elevata patrimonializzazione, alla crescita della raccolta premi e ai miglioramenti della redditività e delle condizioni di liquidità”. Un argine massiccio contro le burrasche all’orizzonte. Ma il livello di guardia resta elevato. Il documento assicura: “La Banca d’Italia continua a monitorare i rischi della guerra in Medio Oriente per il contesto macro finanziario, con la speranza che una crisi di offerta non tramuti in una crisi d’offerta”. Ma fino a quando si potrà resistere? Finora le condizioni di stabilità hanno retto le onde d’urto. Tuttavia, bisogna temere che la pressione esercitata nel tempo ed i nuovi eventi potrebbero far cedere quella diga che finora ha resistito agli sconvolgimenti geopolitici in atto. Le difficoltà per l’Italia e per l’Unione europea sono segnate dalla nuova strategia geopolitica degli Usa. Ci troviamo in mezzo ad una tempesta caotica che nel medio e lungo periodo non gioverà nemmeno a chi l’ha creata. In questo scenario apparentemente illogico, non va escluso che qualche spiegazione, paradossalmente, potrebbe esserci se ci fosse un accordo segreto tra Putin e Trump. Tuttavia, le cose potrebbero svilupparsi imprevedibilmente. In tutto ciò, bisogna pensare a far vivere le democrazie, la giustizia sociale, a libertà di pensiero e di parola. Mantenere ed attuare i diritti dell’Umanità in questo cambiamento sociale e geopolitico inaudito, è la grande sfida per un futuro migliore.