Trump bocciato dal 70% degli americani

È solo, sempre più solo. Il 70% degli americani boccia Trump e si allargano le distanze con la maggioranza degli alleati della Nato. In 15 mesi dal secondo insediamento alla Casa Bianca i conti sono in profondo rosso. Minaccia tutto e tutti, in particolare gli alleati europei, in primo luogo la Spagna e il Regno Unito. Il primo bersaglio è Pedro Sanchez, il secondo è Keir Starmer. In una e-mail riservata il Pentagono minaccerebbe di estromettere dalla Nato la Spagna per non aver sostenuto l’attacco degli Stati Uniti e di Israele all’Iran. Ma c’è anche la minaccia di disconoscere la sovranità del Regno Unito sulle isole Falkland, un arcipelago nell’Oceano Atlantico meridionale al largo delle coste dell’Argentina. Il presidente degli Stati Uniti da tempo accusa il primo ministro spagnolo e quello britannico di non averlo seguito nella guerra contro la Repubblica Islamica. Tuttavia Sanchez non si lascia intimidire e ripete: «Questa guerra illegale, dimostra il fallimento della forza bruta…La legge del più forte alla fine rende il mondo molto più debole». Spagna, Regno Unito, Turchia, Germania, Francia e Italia, con accenti diversi, rifiutano d’intervenire con truppe o con un sostegno militare nel conflitto contro l’Iran. Sono due le obiezioni: 1) la Nato è una alleanza difensiva e gli ayatollah non hanno attaccato Washington: 2) non sono stati consultati sull’attacco a Teheran. Starmer, il cancelliere tedesco Merz, il presidente francese Macron ribattono quasi all’unisono: «Questa non è la nostra guerra». In particolare Starmer ripete: «Questa non è la nostra guerra e non ci lasceremo trascinare dentro». L’Italia nega l’atterraggio nell’aeroporto di Sigonella ad alcuni bombardieri a stelle e strisce in viaggio verso il Medio Oriente. Non si trattava di voli normali o logistici e quindi, è la spiegazione, erano tipi di voli non compresi nel trattato con il nostro Paese. Di qui il no del governo Meloni. Il ministro della Difesa Guido Crosetto precisa: «Ogni operazione che non rientri nei trattati e debba quindi essere autorizzata ci impegniamo a farla passare in Parlamento». I paesi europei cercano di parare i colpi stringendo maggiormente i rapporti interni soprattutto sull’energia e la difesa. In più, come Sanchez, accentuano il dialogo con la Cina. Trump è solo. Anche i rapporti con Giorgia Meloni, un tempo strettissimi, diventano tesissimi. Il presidente americano contesta quasi da antipapa il pontefice Leone XIV («è debole») e provoca lo scontro. La presidente del Consiglio definisce «inaccettabili» le pesantissime critiche di Trump e lui replica tirando in ballo anche il no dell’Italia al coinvolgimento in Iran: «Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo». L’inquilino della Casa Bianca è furioso con i suoi storici alleati europei. Ricorre alle offese minacciose: «Vigliacchi, ce ne ricorderemo». Adombra un disimpegno dall’Alleanza Atlantica. Ruggisce più volte: senza gli Usa la Nato è «una tigre da carta». Anche i paesi arabi del Golfo sono delusi da lui. Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait, Oman, Arabia Saudita, Iraq pagano un prezzo altissimo per la guerra in Medio Oriente. L’Iran non solo bombarda Israele e le basi Usa nei loro paesi ma anche le raffinerie e i giacimenti petroliferi e di gas. I danni sono ingenti. È un disastro anche per loro e non solo per i paesi importatori di idrocarburi per l’esplosione dei prezzi internazionali dell’oro nero e del metano. Lo Stretto di Hormuz bloccato sia dall’Iran (dall’interno) e sia dalla flotta Usa (dall’esterno) contribuisce a paralizzare la produzione di circa il 20% del petrolio mondiale proveniente dal Golfo che prima della guerra transitava con petroliere e metaniere da quello strettissimo braccio di mare. Trump è solo, anzi quasi solo. Sarà un caso ma il magnate di New York loda Israele: «Che alla gente piaccia o meno Israele, ha dimostrato di essere un grande alleato degli Stati Uniti. Sono coraggiosi, audaci, leali e intelligenti a differenza di altri che hanno mostrato il loro vero volto in un momento di conflitto e stress». C’è il piccolo problema che è proprio Benjamin Netanyahu a volere una guerra a tutti i costi, infinita contro l’Iran e i suoi alleati regionali (Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano, Houti in Yemen). Risultato: rischia di saltare la fragilissima tregua in Iran e in Libano. E rischia di saltare anche il secondo round di negoziati tra Washington e Teheran a Islamabad. Donald Trump è solo, crolla anche il fronte interno. Si moltiplicano le manifestazioni di protesta negli Stati Uniti. Sono contestati gli alti prezzi della benzina e degli alimentari, le pulsioni autoritarie contro i diritti umani e politici, la guerra in Iran. Il 70% degli americani boccia Trump (il 72% per l’economia e il 67% per la guerra). Sono critici sia gli elettori democratici sia gran parte di quelli repubblicani, compresi settori di quelli Maga, il movimento dei fedelissimi. La promessa populista di una “età dell’oro” è rimasta un miraggio. Di qui la necessità per il presidente Usa di siglare un accordo di pace con gli ayatollah e di far scendere il prezzo del petrolio.

Trump bocciato dal 70% degli americani

Trump bocciato dal 70% degli americani


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