L’asse di Ankara e lo specchio della storia: la forza del popolo d’Israele |
Il panorama geopolitico del Medio Oriente subisce una metamorfosi profonda, le cui onde d’urto si riflettono direttamente sul Mediterraneo. La recente firma della “Convenzione della Mecca per la Difesa Comune” – accordo militare che stringe in un unico nodo Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, con l’imminente e probabile ingresso dell’Egitto – non è un semplice trattato diplomatico.
Si tratta di un’architettura strategica, una saldatura dell’Islam sunnita che ridisegna la mappa del potere regionale. A muovere i fili di questa operazione non è la diplomazia di Riad, né la rilevante potenza nucleare di Islamabad. Il vero motore immobile, promotore e catalizzatore di questa nuova alleanza è la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan. Ankara gioca una partita su più tavoli con una spregiudicatezza unica. Secondo esercito della NATO, eppure in perenne dialogo con Mosca; custode dei passaggi marittimi verso il Mar Nero, e oggi architetto di un asse che unisce il Cairo e la Penisola Arabica.
La strategia turca punta a un obiettivo manifesto: l’affrancamento definitivo dalla tutela geopolitica di Washington, la costruzione di un polo autonomo che metta fine all’ordine unipolare americano.
L’ingresso dell’Egitto in questo schema andrebbe a blindare il controllo sul canale di Suez, offrendo ad Ankara una proiezione d’influenza formidabile che fonde la nostalgia neo-ottomana con........