Referendum, per un confronto di merito

Il dibattito sul referendum assume ogni giorno di più il carattere di uno scontro micidiale tra forze politiche e tra semplici cittadini. In questo dibattito, nel quale si sono esercitati politologi, commentatori ed esperti, non ho trovato un riferimento alle cause di tale tenore di scontro. Compiuta un’analisi delle possibili origini del cattivo clima che si avverte nel paese, io credo che sia piuttosto semplice risalire ai motivi di questa deriva, che ha per me una sola perversa ragione. Parlo del transito, avvenuto agli inizi degli anni 90, dal sistema elettorale proporzionale a quello maggioritario, sempre più attuale. Anche l’ultima proposta di modifica, quando recupera per intero l’elezione dei parlamentari al meccanismo proporzionale, aggiunge il premio decisivo di maggioranza per coalizioni che obbliga le forze politiche ad organizzarsi in due grandi blocchi ( per essere ammessi ad eventuale ballottaggio occorre che la coalizioni superi il 35% ). Il problema, non tenuto presente all’epoca, consiste nel fatto che questo meccanismo produce la radicalizzazione della contrapposizione tra i due campi, che si confrontano senza rispetto e con crescente ferocia. Lo strumento per acquisire consensi non è la validità della proposta di un programma o la dimostrazione di capacità nella indicazione della soluzione dei problemi, ma la demonizzazione dell’avversario. Non si rivendica un primato delle idee, ma solo una ricerca indemoniata del passo falso o dell’errore dell’altro (significativo il fenomeno di Rogoredo sfruttato prima dalla Lega e poi fatto rimbalzare dalla sinistra con danni per la lega stessa). Il sistema proporzionale puro, senza premi di maggioranza e senza quorum, ha garantito 45 anni di vita serena delle istituzioni rappresentative nelle quali i rapporti erano improntati al rispetto ed ad un minimo di fair play. Le maggioranze variabili, che si formavano dopo le elezioni potevano vedere partiti nello stesso tempo alleati nel governo nazionale ed avversari nel governo locale e viceversa. Il Psi poteva far parte di maggioranze di governo con la DC e governare con Il Pci la gran parte delle regioni e dei comuni più importanti del paese. In quella fase storica al partito più grande dell’opposizione veniva garantito il diritto di esprimere la presidenza della Camera dei Deputati, terza carica dello stato (Iotti, Ingrao e Napolitano). Le grandi riforme, quando non erano condivise con le opposizioni, venivano approvate nella corretta modalità di disegno di legge, la legge finanziaria (bilancio dello stato ) era il risultato di un confronto parlamentare. Oggi la produzione legislativa è il risultato esclusivo della conversione in legge di decreti ( nei 60 giorni ) o dell’utilizzo della questione di fiducia per impedire il dibattito. E questo, spesso, per la assoluta indisponibilità delle opposizioni a proporsi come interlocutore rigoroso e senza lo scopo pregiudiziale di far fallire la proposta. Torno al referendum : il voto spacca in due il paese in virtù del solito richiamo allo schema dei blocchi. La sinistra ritiene opportuno consolidare un’alleanza con l’ANM e con essa si ripropone in sostanza di dare una spallata al governo, come ben noti dirigenti del Pd non nascondono. La destra di rimando immagina di sfruttare la presunta autorevolezza della premier e la stabilità del governo per consolidare l’immagine di una coalizione in vantaggio per le politiche del 2027. Il confronto non è quindi sul merito, ma sulle ragioni di schieramento e della futura battaglia elettorale per il rinnovo del Parlamento. Con orgoglio noi socialisti del PSI ricordiamo la stagione gloriosa del sistema proporzionale e nel merito rivendichiamo le ragioni del SI al referendum con riguardo al valore simbolico ed al merito della questione della separazione delle carriere. Non intendo proporre commenti tecnici, ma solo un modesto richiamo sul tema : troppo spesso gli eccessi nell’ adozione di provvedimenti sulla custodia cautelare in carcere sono stati l’effetto di un debole confronto tra PM e GIP, di una prevalente, scontata condivisione della richiesta presentata dal collega della stessa carriera, in danno del principio di terzietà. Approfitto di questa mia presenza sulla pagina della sezione per ricordare l’episodio che mi ha avvicinato e fatto iscrivere al Psi nel 1974. Referendum sul divorzio, maggio del 1974. A Palestrina interviene al cinema Principe per il Psi, in un dibattito a più voci, un giovane Paris Dell’Unto. Storico, magnifico discorso. Da allora non mi sono allontanato dal partito, ma soprattutto da quella straordinaria comunità politica ed umana. Partecipo in questo modo ai festeggiamenti dei socialisti per il 90 esimo compleanno del compagno Paris Dell’unto, riconoscendo a lui di aver concorso a farmi il regalo di appartenere umilmente a questa grande storia. Viva Il PSI di ieri e di oggi.


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