Parlare di Pace quando predomina la parola guerra |
Parlare di Pace e Gentilezza e della esistenza sul pianeta Terra di “Segni di Pace” sommersi e non valorizzati, in un momento nel quale si dà voce solo a Segni di Guerra e sembra che il Dialogo non sia percorribile e che le voci democratiche siano ormai mute, potrebbe apparire paradossale, esprimere ingenuità politica e sociale. Ma latente un grande Movimento sta crescendo, quello promosso dalla Cattedra della Pace di Assisi che opera in sinergia con enti quali il “World Kindness Movement” (MIG per l’Italia) e sostenuto con convinzione da personalità virtuose come quelle di Renato Ongania e di Rocco Lanatà (rispettivamente direttore e direttore aggiunto), o come Stephen Oke per il World Kindness Movement, o Natalia Re, per il Movimento Italiano della Gentilezza. Ente di ricerca e formazione fondato nel 2022, la Cattedra della Pace (sotto la cui egida nasce anche l’Osservatorio Nazionale sulle Minoranze) ha lo scopo di promuovere la cosiddetta Pace Positiva sviluppando programmi di educazione alla pace nelle scuole, comunità e carceri, attraverso workshop, dialoghi tra leader con asse Assisi – Ginevra, inoltre organizza il Premio nazionale “Segni di pace” per il quale sono in corso ancora le candidature (aperte fino al 15 marzo) e la cui cerimonia di conferimento si svolgerà mercoledì 15 aprile 2026 a Palazzo Valentini, Roma, nell’ambito della Giornata Nazionale del Made in Italy (informazioni e aggiornamenti sul sito ufficiale cattedradellapace.it). L’obiettivo? Quello di dare visibilità a donne e uomini, comunità, istituzioni, realtà sociali, culturali e spirituali che in contesti ordinari, o di crisi, costruiscono «pace positiva», secondo la definizione dell’Institute for Economics and Peace: non solo assenza di guerra, ma presenza di condizioni strutturali, culturali e sociali che promuovano sviluppo umano, coesione, giustizia e tutela della dignità di ogni persona. Da un lato il potere della Gentilezza dunque, dall’altro la Pace, entrambi valori fondamentali intesi come forza trasformativa e rivoluzionaria. E un Premio (quello di Segni di Pace, ormai alla sua terza edizione) che vuole dare un volto a coloro che un segno lo stanno lasciando davvero nel tessuto sociale, un segno (non fatto di esteriorità) ma in grado di tracciare un nuovo percorso implementando la via del buon vivere. Per il triennio 2024–2026 la manifestazione è sostenuta da un Comitato Promotore che rappresenta un vero e proprio «parlamento della società civile», composto da realtà nazionali e internazionali attive nei campi della cultura, dell’educazione, della ricerca, del volontariato, della spiritualità, dei diritti umani e dell’innovazione sociale. Dopo le prime due edizioni ospitate rispettivamente ad Assisi nella primavera 2024 e Online nel 2025 – celebrate in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy con l’avallo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e la partecipazione di oltre 50 enti, università, centri di ricerca e associazioni, e oltre 500 Segni di Pace premiati –, questa edizione consolida il Premio come piattaforma italiana di diplomazia culturale con respiro globale. Pace e Gentilezza dunque protagonisti dell’evento e da intendersi quali principi trasversali alle culture, alla politica e religioni, valori universali basati sul buon senso, a spiegarlo è il direttore aggiunto della Casa della Pace Rocco Lanatà:”Coloro che operano per la pace oggi sono messi in discussione ma sono questi i principi che dovranno prevalere oltre ogni forma politica, fanno parte di quei valori che hanno creato l’Italia condivisi da una maggioranza di persone comuni che hanno il diritto di essere ascoltate. Segni di pace nasce dal concetto di Sant’Agostino per il quale ogni persona può lasciare un segno di pace e infatti la cerimonia sarà semplice e premierà sia il brigadiere che il generale, tutti hanno la stessa importanza che tu sia Martin Luther King o il fornaio che ha fatto della sua vita un’opera d’arte grazie ad un lavoro onesto, dando un contributo per mantenere ed alimentare pace e gentilezza. La pace non è solo una via nobile per l’umanità è un invito all’azione, il cambiamento inizia nel quotidiano, da noi, nel momento in cui cominciamo a risolvere pacificamente differenze e conflitti, a casa, sul lavoro, nelle comunità”. Nella scorsa edizione sono stati premiati 500 segni di pace e quest’anno si prevede una implementazione, l’idea è quella di fare rete ed allargare anno dopo anno la rete. Un lavoro lungo che dovrà puntare sull’educazione civica (come spiega Lanatà) da inserire nel percorso formativo delle nuove generazioni. “Se si vuole veramente cambiare – conclude, ricordando i numerosi incontri effettuati nelle scuole – è necessario fare in modo che questa gentilezza sia insegnata, valorizzata sin da piccoli. Noi siamo uomini di cultura e non di politica, uomini e donne che devono pensare ai propri figli e nipoti, alle generazioni future, dunque gentilezza uguale educazione, uguale scuole. La gentilezza ha un grande potere educativo e trasformativo, noi, ad esempio, insegniamo gentilezza anche nelle carceri e proprio lì ho imparato che non è mai troppo tardi “.
Maria Grazia Di Mario