Schegge di notizie tra aggiornamenti e riflessioni, seconda parte
Certo che noi umani siamo complicati: o ci esaltiamo o ci vogliamo del male. Ciò che si nota è una perdita universale di credibilità, ossia una crisi internazionale del concetto universale e grandi dubbi circa chi abbia il diritto di interpretare e implementare i valori su cui poggia il mondo. Come ovviare ai problemi ecologici, sociali, economici e democratici con un nuovo approccio antropologico? Un nuovo sistema economico a largo spettro che tocchi concretamente la realtà di molti stati con diverse fragilità: stipendi e potere d’acquisto, redistribuzione del potere, partecipazione attiva e proattiva, manca molto il sociale. L’alternativa è quella di continuare con le fragilità. Praticamente i miliardari hanno raggiunto una vetta tale che neanche riescono a ottenere un mercato per le loro merci pertanto devono ricorrere a finanziarie che finanziano debito per avere ancora dei consumatori. La riduzione del terzo luogo non a pagamento si percepisce fortemente, e ciò ci ha probabilmente resi meno propensi all’altro, che sfociamo poi in forme fredde di individualismo sistemico.
Schegge di notizie: protocollo di pace, proteste in Albania, re-migrazione UE, varie ed eventuali dell’umanità. Partendo dal protocollo mediorientale, probabilmente è una buona notizia se si pensa alle vite umane, all’ambiente e all’economia energetica. Meno felici saranno quelle borse legate ai produttori di armi, i listini che ricevono la chiamata dai grandi gruppi di investimento nel gioco delle scatole cinesi. Più lungo e complesso è il discorso dell’Albania. Un paese, già con un ruolo particolare a sé nei Balcani, unicità linguistica, armonia tra diverse fedi, tradizioni ed ospitalità. Ma che nel 1990 si è trovato spiazzato dalle bottiglie di Pepsi-Cola nei supermercati. Conversando con alcuni esponenti della comunità albanese a Roma emergono chiari segnali.
Gli albanesi non vogliono l’aiuto esterno. È un popolo forte che vuole risolvere la questione da sé senza partiti, operatori esterni o sigle. Si sente tradito un po’ da tutti i politici dagli anni 90 in poi. Un tempo aveva miniere e produzione autonoma di energia. Ora non più. Il potere risiede in poche mani così come i benefici del turismo a loro dire. Quindi preferiscono la povertà alla vendita. La contestazione va oltre l’isola, vogliono riappropriarsi del proprio paese oltre gli oligarchi, per loro è una sovranità di principio. Della serie, ama il tuo paese e odia il tuo governo La bandiera ha due aquile, una guarda il passato, l’altra il futuro. Il rosso è suolo macchiato di sangue di coloro che hanno tentato di dominarla nella storia: kanum (il miele della lealtà e dell’ospitalità) e gjakmarrja (faida di sangue). Non comprendere questo antropologicamente sarebbe un infantilismo dettato dall’ignoranza. I diversi albanesi vorrebbero solo che si dia risalto alla notizia nell’anonimato di una lotta di cittadinanza (al di là dei colori) contro il resto del sistema dominante.
Già perché vi è una differenza profonda tra sovranismo e colonizzazione mercantilista. Dicono che l’Albania poteva essere una Svizzera invece… L’Albania non ha particolari problemi a vendere qualche villa a qualche VIP ma la situazione dell’isola Saseno (Sazan) di fronte della baia di Valone è altra storia. Si ritiene che vendere un enorme apprezzamento di patrimonio naturalistico a grossi gruppi, ovvero certi tipi di investitori che non sono i tipi da stare con le mani in mano a prendere il sole, ponga un pericolo per la sovranità del territorio. In fin dei conti, l’Albania ha sempre fatto gola, all’URRS prima, e altri oggi, vista la sua posizione e la disponibilità di bunker antiatomici sottoterra. Si è vissuti un po’ tutti nella corsa per il tempo, appresso alle scadenze e ai cicli produttivi. Mentre ciò avveniva gli ex colonizzatori hanno cambiato abito suonando alla porta come investitori. Questo non è sempre sinonimo di venire in pace. Per avere la pace ci vogliono stati abbastanza robusti con una certa dose di indipendenza. Poi il sistema è passato da economico a borsistico e da tale a un controllo digitale tecnocratico. La finanza non bada alla produttività, ma è auto-referenziale e come tale predilige strategie di geo-politica (vedi risorse).
Arriviamo alle norme di remigrazione nella UE con lo spettacolo poco decoroso del parlamento UE. Il discorso delle frontiere ritorna a galla anche nelle tracce della maturità di quest’anno. Il pensiero, di Furedi a grandi linee è che l’uomo ha bisogno di confini per essere sano, preservare e educare. L’assenza di chiari limiti porta al disorientamento. Di per sé la paura è comprensibile in teoria ma come viene usata nei modi e nei criteri porta ad altre riflessioni. Gli esseri viventi hanno una dignità intrinseca. In periodi difficili e poco chiari, la risposta più scontata è quella di chiudersi dentro le proprie trincee, dietro i sintomi di sovranismo non sovrano (la sovranità implica autonomia e indipendenza) chiudendo le frontiere. Vivere un mondo e una dimensione piana piuttosto che sferica. Il linguaggio ne sancisce il sentimento di pancia, basta ascoltare in strada. Un tempo si diceva elegantemente sans papier, una persona senza i criteri burocratici che danno diritto a soggiornare. Oggi sono clandestini da riemigrare da qualche parte. Si può anche dibattere che avrebbe un certo senso restringere maggiormente le frontiere in questo periodo storico ma ciò dovrebbe comportare una serie di considerazioni in termini di onestà intellettuale. Frontiere chiuse vorrebbe dire una comunità auto-sufficiente, indipendente in politica estera e in grado di praticare pertanto vere forme di mutuo soccorso nel sociale.
Poi c’è il calo demografico. Oltretutto, le spinte elencate........
