L’UE e il declino del continente, specialmente dell’Italia |
Intervista al Prof. Gabriele Guzzi docente di economia presso l’Università di Cassino
In primo luogo, vorrei ringraziarla per questa sua disponibilità verso l’Avantionline. Lei ha scritto “Eurosuicidio”. Partirei da lì, dall’Europa così diversa da quella seminata a Ventotene. Si sente un declino in Italia per mancanza di strumenti alla crescita. Circa il Trattato di Maastricht, a suo tempo Craxi sosteneva che poiché si tratta di un Trattato di grande portata, esso può essere rinegoziato, aggiornato e adattato alle nuove esigenze reali. Ma ciò non avviene. cosa ne pensa?
“In realtà, per riformare il Trattato di Maastricht serve l’unanimità dei paesi firmatari. E questo rende estremamente difficile una riforma radicale dell’attuale UE. L’allargamento ai paesi dell’est ha ulteriormente irrigidito la struttura. Ma non è stato un errore: l’UE non doveva diventare un soggetto politico, ma un’area economica a disposizione delle èlite del grande capitale finanziario, specialmente del centro Europa.
La seconda domanda si rifà alle banconote dell’euro. Una piccola osservazione che fa riflettere. Sul fronte dove troviamo per esempio la cifra 10, 20,50 e una serie di sigle della BCE in varie lingue, vengono precedute da un piccolo simbolo di diritto d’autore ©. Questo signoraggio affitterebbe le banconote a un valore diverso da quello nominale, qual è la sua funzione? Non si è mai osservato tale simbolo su altre valute. Il problema dell’euro è più strutturale. Essa è una moneta senza uno stato. Questo crea un’asimmetria di potere che va a favorire le grandi tecnocrazie europee. Oggi, la BCE conta più di tutti gli altri governi europei perché con una sola frase in conferenza stampa, il governatore della BCE può far fallire banche o intere nazioni. C’è un immenso problema di democrazia. Come ho spiegato nel libro, appoggiandomi alla migliore letteratura internazionale e a dati inequivocabili, l’integrazione monetaria europea ha contribuito al declino economico che vive l’Italia negli ultimi 30 anni. Se prima cresceva a tassi maggiori di Francia, Germania, Regno Unito e persino Stati Uniti, dopo si è completamente irrigidita. E questo perché, al contrario dei luoghi comuni, ci siamo adeguati alle impostazioni europee più di tutti.
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