È ora che l’Europa metta il punto con gli Stati Uniti? |
La scintilla che avvia il motore questo giro è la medaglia di Membro Onorario dell’Ordine europeo al merito data a Strasburgo il 19/5/26 a una ventina di personaggi di spicco, tra i quali, Jean-Claude Trichet. In occasione di tale distinzione, l’interessato (ex banchiere centrale francese e BCE tra gli anni 90 e primi 2000) ha ribadito quanto sia essenziale una politica federale- governance, sovranità e visione condivisa- di una vera unione per far fronte alle nuove sfide geopolitiche (europarl.europa.eu). In un’epoca dove ci si sente facilmente abbindolati da news pilotate passa quasi sottotraccia come i tanti discorsi che non si odono ma sarebbero dovuti tenersi. Come da troppo tempo i paesi europei sono sotto scacco USA tramite sanzioni, ultimo baluardo dell’omologazione contro culture divergenti. Finora solo Sánchez ha chiesto all’UE di attivare una legge dimenticata del 1996. Si chiama Statuto di Blocco (Regolamento CE 2271/96) e sostanzialmente protegge i cittadini europei e le aziende con sede nell’UE dagli effetti extraterritoriali delle sanzioni “secondarie” straniere, in particolare quelle imposte dagli Stati Uniti ad altri paesi come Cuba, Libia e Iran. Si tratta di non seguire ciecamente le direttive statunitensi sul territorio dell’UE, annulla e invalida le sentenze dei tribunali USA. Vieta agli operatori economici dell’UE di conformarsi a tali funzioni. Infine, prevede il diritto di recupero, le aziende e i cittadini dell’UE possono recuperare i danni e i costi derivanti dalle sanzioni extraterritoriali. I primi a adottarlo sarebbero dovuti essere i movimenti/ governi sovranisti, ma a ragion veduta… Il grande timore è quello di perdere l’accesso al sistema del dollaro, per quanto ormai fragile. Cosa succederebbe se l’economia statunitense crollasse? Ci sarebbe un completo riallineamento globale. Un sollievo per i paesi in via di sviluppo con un elevato debito in dollari, un’impennata dell’inflazione dovuta alle materie prime denominate in dollari e un’enorme alterazione delle esportazioni/importazioni. Molti paesi diversificherebbero i propri investimenti, passando dal dollaro ad attività/ beni rifugio, e la geopolitica subirebbe un profondo cambiamento di potere, con un’accelerazione nella liquidazione degli scambi bilaterali in valute locali o alternative come i meccanismi BRICS (per approfondimenti vedere Investopedia.com). Quale realtà viviamo oggi? La recente crescita degli Stati Uniti è stata trainata dalla crescita dell’intelligenza artificiale e dalle ingenti spese dei ricchi. Questi fattori possono essere riassunti in quattro punti chiave: innovazione e produttività (efficienza aziendale grazie all’IA); consumi di fascia alta che beneficiano delle stock option e non risentono dell’inflazione come la classe lavoratrice; indipendenza energetica; potere di determinazione dei prezzi delle grandi multinazionali. La realtà oggi e le prospettive domani (forse)? Questi chiavi di lettura ci offrono un quadro chiaro: non siamo più nel capitalismo, ma nel mercantilismo (XVI-XVIII secolo) in sostituzione dell’Ancien Regime, sotto un falso capitalismo. Se la memoria non inganna, il mercantilismo brama un’enorme accumulazione di ricchezza, il potere statale (controllo centralizzato dall’alto in poche mani) e i monopoli. Questo progetto viene realizzato appropriandosi delle ricchezze e delle risorse di altre nazioni attraverso il colonialismo e la coercizione, in un gioco a visione ‘somma zero’. Non a caso Teodoro Roosevelt adottò provvedimenti aggressivi come lo Sherman Antitrust Act all’inizio del Novecento per smantellare gli enormi monopoli aziendali. Il capitalismo, dal canto suo, è emerso dalla lotta di classe tra nobili e contadini e ha prodotto trasformazioni in cui una classe media è cresciuta dal basso. Si è instaurato un rapporto proprietà-società completamente nuovo, basato sulla........