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Naza. Il male mentre accade

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05.10.2026

“Vuoi che ti faccia il disegno?” “Si grazie, vorrei capire” risponde il giovane regista che dissimula alla men peggio il proprio sconcerto e un certo disagio verso l’interlocutore.

Chi disegna quadrati e traccia linee con una biro nera su un notes bianco è uno dei 24 agenti dei servizi israeliani che hanno accettato di raccontare le procedure della distruzione sistematica di Gaza davanti alle telecamere di un set impiantato sul tetto di un grattacielo- lontano da occhi indiscreti- nella notte luccicante e sfarzosa di una Tel Aviv dove stanno tutti bene.

Il quadrato frettolosamente disegnato sul notes è uno schermo, i rettangoli dentro i edifici della Striscia, tutti ma proprio tutti numerati.

Le linee, i piani. Coordinate che servono a chi sta al di qua dello schermo per calcolare il lancio, premere un pulsante e distruggere. Siamo piombati nel documentario Naza che, come abbiamo oramai appreso tutti, è formula burocratico-militare estremamente asettica che definisce come “danno collaterale” le vittime civili di un attacco orientato formalmente a colpire un membro dell’organizzazione armata Hamas.

Il contrasto è stridente tra quel modo elementare di raccontare e l’enorme macchina organizzativa e tecnica svelata da quei racconti. I dati e gli algoritmi la fanno da padrone nell’ elaborare grandi quantità di informazioni che individuano e classificano possibili obiettivi militari, ossia uomini........

© Avanti!