“La nave al tramonto”: in teatro un testo capace di far sognare e riflettere gli spettatori

Dal “Planet” di Roma, piccolo ma attivissimo teatro in zona San Giovanni, è metaforicamente salpata un’animosa nave, alla conquista…non del mondo, ma del mondo spirituale e intellettuale degli spettatori. Ci riferiamo a “La nave al tramonto”: un testo di Angela Ricci, autrice e regista teatrale concentrata specialmente su figure femminili, sia storiche che di fantasia, indagatrice non solo della psicologia femminile, ma dell’animo umano tout court. Andato ultimamente in scena, con la regìa della stessa Ricci e un’ambientazione tra anni Dieci e Venti del Novecento, in piena “Jazz age” (atmosfera perfettamente ricreata dalle musiche jazz e swing, appunto,a cura di Franco Tinto: abilmente suonate con chitarra e tastiera dai bravi “Lucas”, Luca Angeletti e Luca Magrini).

Un altro “Titanic”? No, perché questo testo della Ricci – in cui è adeguatamente inserito il brano “Il Ponte”, vincitore del “Premio Fersen” 2010, sezione Monologo, di Carla Di Donato, Insegnante di danza moderna, scrittrice e giornalista – pur riecheggiando, a tratti, atmosfere e personaggi del capolavoro di James Cameron, ha valenze culturali piu’ ampie. Ponendosi quasi come metafora dell’Europa degli anni ’20: che naviga inconsapevolmente verso l’abisso di un ‘altra guerra mondiale, l’abisso che stan preparando totalitarismi e dittature varii, con la complicità dei loro stessi avversari democratici. Possibile paragone può essere con “La nave dei folli”, il celebre film, Oscar 1966, dell’americano Stanley Kramer: ma i personaggi della “Nave al tramonto”, tre donne di vario ambiente sociale, si caratterizzano, diremmo, per giocare piu’ sul registro dell’ironico, e per la piena padronanza del ballo (a cura della Di Donato; canto a cura di Annalisa Logo Artista Peruzzi). I tre personaggi – interpretati da Annalisa Logo Artista Peruzzi, Carla Di Donato e Daniela Mancieri, tutte e tre bravissime – spaziano abilmente fra ironico, romantico e tragico. La Peruzzi è Rosa, una ladra di professione coinvolta in rocambolesche vicende (ricordante, a volte, la Teresa Numa del “Memorie di una ladra” di Dacia Maraini, portato poi sullo schermo nel 1973): che per sfuggire alla forza pubblica dopo un ennesimo furto al porto, si rifugia -destino amaro!- proprio sulla nave che poi naufragherà. Ma appunto su questa nave conoscerà l’amore della sua vita: al quale resterà abbracciata anche nell’ora del naufragio. Destino analogo è quello del personaggio di Carla Di Donato: che, diversamente dalla Rose di “Titanic”, condividerà anche nella morte il legame col suo innamorato.

Mentre la stessa Di Donato e Daniela Mancieri, nel citato brano “Il ponte”, interpretano (in una sorta, diremmo, di teatro elisabettiano “alla rovescia”), due singolari personaggi maschili, Jim Jay John ed Oliko Jones, interpreti surreali del “Sogno americano”. Follemente innamorati di un’idea: quella di un ponte,“lungo, povero-quasi vestito di niente”…

Uno spettacolo capace, al tempo stesso, di far sognare e riflettere gli spettatori: rappresentando catarticamente, aristotelicamente, in scena le loro passioni.


© Avanti!