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La scuola è aperta a tutti. Ma non può restare soltanto una promessa

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23.09.2026

Le parole di Mattarella ci ricordano: una scuola davvero aperta a tutti vive di investimenti, diritti e vera inclusione.

Le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia “Tutti a scuola” richiamano uno dei principi più limpidi e impegnativi della nostra Costituzione: «La scuola è aperta a tutti».

Non si tratta di una formula rituale, ma di un preciso mandato rivolto alla Repubblica e, quindi, a ciascuno di noi. Essere aperta a tutti significa che la scuola deve accogliere senza distinguere, senza escludere e senza lasciare indietro nessuno. Significa garantire a ogni bambina e a ogni bambino, a ogni ragazza e a ogni ragazzo, le stesse opportunità di crescita, indipendentemente dalla famiglia di provenienza, dalle condizioni economiche, dal luogo di nascita, dalla presenza di una disabilità o di qualsiasi altra fragilità.

Ma affinché queste parole abbiano un valore reale, e non soltanto simbolico, occorre tornare a investire seriamente nella scuola pubblica. Da troppo tempo, invece, la scuola viene ricordata soprattutto durante le campagne elettorali. Diventa il terreno di annunci, promesse e slogan spesso scollegati dalla quotidianità vissuta nelle aule. Poi, spenti i riflettori, restano i problemi di sempre: personale insufficiente, precarietà, classi sovraffollate, servizi carenti, difficoltà amministrative, strutture inadeguate e risorse che non bastano.

La scuola non può essere utilizzata come una scenografia elettorale. È una delle infrastrutture fondamentali della democrazia e deve essere trattata come tale, attraverso investimenti stabili, programmazione e una visione capace di superare la durata di una legislatura.

Il primo investimento deve riguardare le persone. Gli stipendi del personale scolastico italiano sono tra i più bassi d’Europa. E quando parliamo di personale non dobbiamo riferirci soltanto ai docenti. La scuola vive grazie al lavoro degli insegnanti, ma anche dei dirigenti, dei direttori dei servizi generali e amministrativi, degli assistenti amministrativi e tecnici, dei collaboratori scolastici, degli educatori e di tutte le figure che ogni giorno consentono agli istituti di funzionare.

Sono lavoratrici e lavoratori ai quali vengono richieste responsabilità sempre maggiori, mentre il riconoscimento economico e sociale rimane inadeguato. Non si può continuare a........

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