Il cambiamento non nasce dal nulla: la proposta riformatrice di Francesca Frisano
Frisano individua nella “perdita di centro” una delle condizioni caratteristiche della contemporaneità.
Nel suo intervento Contro l’illusione del cambiamento, Francesca Frisano sviluppa una riflessione che va ben oltre la contingenza politica. Il punto di partenza è quasi filosofico: non esiste autentico rinnovamento quando il cambiamento viene identificato con la semplice demolizione di ciò che lo precede. La modernità, per essere feconda, deve conservare un rapporto con la memoria, con la storia e soprattutto con quei valori che permettono a una comunità di riconoscersi come tale.
È questa la chiave attraverso la quale leggere l’intero ragionamento di Frisano. Il suo non è un rifiuto della modernità, né una difesa nostalgica del passato. È piuttosto una critica dell’idea secondo cui ogni novità sarebbe, in quanto tale, progresso. Il cambiamento acquista valore soltanto se possiede una direzione, un fondamento etico e una capacità concreta di migliorare la vita collettiva.
Dalla crisi dei valori alla responsabilità della politica Frisano individua nella “perdita di centro” una delle condizioni caratteristiche della contemporaneità. Il progressivo indebolimento dei riferimenti morali condivisi avrebbe lasciato l’individuo esposto all’incertezza e la politica priva di coordinate sufficientemente solide. Ma è significativo che l’autrice non si arresti alla diagnosi. Alla precarietà del presente non contrappone il semplice ritorno a un ordine antico. Chiede invece alla politica di tornare ad assumersi la responsabilità di governare gli eventi. L’agire pubblico non può ridursi all’amministrazione dell’esistente o all’adattamento alle circostanze: deve misurarsi con le categorie del bene, del vero e del giusto e tradurle, attraverso il confronto, in scelte collettive. Qui emerge uno dei nuclei più interessanti dell’intervento: la politica viene concepita come esercizio di responsabilità, non come mera conquista o conservazione del potere.
Il multilateralismo come metodo Da questa premessa discende la prima grande direttrice programmatica: il multilateralismo. Frisano non lo considera soltanto uno strumento della politica internazionale. Ne fa quasi un metodo generale di governo: costruire regole comuni, comporre interessi differenti, ricercare mediazioni e coinvolgere società civile, parti sociali e settore privato. La tesi acquista particolare rilievo quando viene applicata alle grandi questioni contemporanee: cyberspazio, intelligenza artificiale, sostenibilità, fiscalità,........
