L’Italia ha negato agli Stati Uniti la base di Sigonella
GOLFO: IL LABORATORIO DELLA NUOVA GUERRA
Crosetto come Craxi. La notizia è rimasta segreta fino a questa mattina: l’Italia ha negato agli Stati Uniti la base di Sigonella. Il piano di atterraggio riguardava forse i 4 caccia-bombardieri Lockheed Martin F-35C che hanno raggiunto il Golfo incrementando la forza di penetrazione del dispositivo dell’aeronautica militare americana presente nell’area. La decisione del ministro della Difesa Guido Crosetto è venuta subito dopo l’informazione ricevuta dal Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano che alcuni bombardieri statunitensi avevano inserito nel loro piano di volo uno scalo a Sigonella prima di dirigersi verso il Medio Oriente, senza richiedere autorizzazione e senza aver consultato le autorità militari italiane. L’Italia che mostra i muscoli viene dall’accordo di pochi giorni fa con la Turchia per l’acquisto di droni TB3 per la portaerei Cavour. L’acquisto si realizzerà nell’ambito della joint venture tra Leonardo e la turca Baykar. I velivoli TB3 daranno alla Marina militare italiana la capacità di operare pattugliamenti lunghi nel tempo e nello spazio senza dover utilizzare i costosissimi caccia F35B. Ghalibaf il sopravvissuto. Che non sia (ancora) un target lo dimostra il fatto che è vivo. È un sopravvissuto il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. È rimasto in vita dopo un mese di guerra che ha eliminato i vertici del regime iraniano, forse anche la Guida Suprema Mojtaba Khamenei di cui non si sa più nulla, ridotto a una specie di ectoplasma. Per questo Ghalibaf è accreditato dai media mediorientali come l’interlocutore vero di Donald Trump alla ricerca di una via di uscita dal conflitto che da una parte non assomigli a una conclamata sconfitta, e dall’altra non lo costringa a rischiare la vita dei suoi marines con una operazione sul terreno. Per questo il presidente degli Stati Uniti parla di cambio di regime già ottenuto. Ma il suo è per ora un racconto senza capo né coda. In realtà Ghalibaf non è rimasto solo e il suo nome va messo accanto a quello di altri sopravvissuti, da Abbas Araghchi ministro degli Esteri a Mohammad Bagher Zolghadr segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, da Ahmad Vahidi comandante delle Guardie rivoluzionarie islamiche, a Masud Pezeshkian presidente dell’Iran. La posizione di Ghalibaf sta emergendo fra gli strappi........
