Milano: arrestato a Barcellona il figlio dell’ex banchiere precipitato da un b&b
Un volo dal quarto piano, nel cuore di Milano. Una stanza affittata a pochi passi dal Duomo. E un intreccio familiare che si trasforma in un’accusa gravissima: sequestro aggravato dalla morte. La Polizia di Stato, su mandato della Procura di Milano, ha arrestato a Barcellona il figlio 34enne di Alexandru Adarici, 54 anni, ex banchiere e manager d’affari di nazionalità ucraina e romena, morto lo scorso 23 gennaio dopo essere precipitato da un b&b di via Nerino. L’ipotesi è che il figlio abbia avuto un ruolo decisivo nel sequestro del padre, finalizzato a costringerlo a trasferire 250mila euro in criptovalute. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra mobile e dal pm Rosario Ferracane, l’uomo avrebbe convinto il padre a raggiungere Milano per un presunto “meeting” di lavoro. Un appuntamento che, nelle intenzioni dichiarate, doveva riguardare affari nel settore finanziario e degli investimenti, ambito in cui entrambi operavano. Ma, quell’incontro, stando alle indagini coordinate dal procuratore Marcello Viola, sarebbe stato solo un’esca. Una volta nell’appartamento di via Nerino, a due passi dal Duomo, il 54enne sarebbe stato sequestrato per obbligarlo a trasferire 250mila euro in criptovalute. Un’operazione digitale, rapida e difficilmente tracciabile, che rappresenta sempre più spesso il nuovo terreno delle estorsioni internazionali. Secondo gli inquirenti, al momento della caduta nella stanza ci sarebbe stato soltanto il figlio, al quale verrebbe attribuita la responsabilità del volo dal quarto piano. Gli investigatori sono ora sulle tracce di almeno altre quattro persone che avrebbero partecipato alla trappola. Si sospetta l’esistenza di un gruppo attivo da tempo in questo tipo di reati, specializzato nel drenare fondi in valuta virtuale attraverso minacce e violenze. Rimane da accertare se il banchiere ucraino sia deceduto prima della caduta o in seguito all’impatto. Sarà l’autopsia del 9 marzo a fornire una risposta. Gli esami medico-legali hanno intanto riscontrato lesioni a collo e polsi, compatibili con una possibile immobilizzazione e aggressione, elementi che avvalorano l’ipotesi del sequestro.
