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Il trono e l’altare: la guerra fredda tra Leone XIV e Trump

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16.04.2026

Dalle macerie di Teheran alle coste della Groenlandia, il mondo brucia. Ma lo scontro più feroce si consuma sull’asse Roma-Washington: il Papa contro il suo connazionale Presidente degli USA che agita la Bibbia e il cannone.

​Città del Vaticano, aprile 2026. Non sono le leggendarie “divisioni” militari citate con scherno da Stalin a togliere il sonno a Donald Trump in queste ore frenetiche, bensì il peso morale di una parola che vola da una sponda all’altra dell’Atlantico come un proiettile invisibile ma devastante. Per la prima volta nell’era moderna, il Soglio di Pietro non si limita a generiche esortazioni alla concordia o a diplomatici appelli alla moderazione, ma brandisce il magistero come un atto di accusa politica diretta, precisa e tagliente. Robert Prevost, l’agostiniano di Chicago divenuto Papa col nome di Leone XIV nel maggio 2025, ha trasformato in meno di un anno il Vaticano nell’unico vero contrappeso globale alla dottrina dell’iper-potenza americana. Quello che si sta consumando non è solo un diverbio diplomatico tra capi di Stato, ma una collisione frontale tra due visioni del mondo radicalmente opposte: da un lato l’unilateralismo muscolare di un Presidente che agita la Bibbia nelle piazze e il cannone sui confini, dall’altro la “pace disarmante” di un Pontefice che sembra intenzionato a smantellare l’impalcatura ideologica del nuovo imperialismo statunitense.

​Il paradosso di questo scontro titanico è racchiuso nelle radici geografiche e culturali dei due protagonisti: un Papa figlio del Midwest americano che sfida un Presidente eletto proprio dalle masse profonde di quella stessa America. Fin........

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