Toc toc: c’è qualcuno che pensa al futuro? |
Francamente al di là delle conversazioni da salotto – a bocca piena e con il calice di prosecco in mano – ho l’impressione che il mondo del lavoro non si renda fino in fondo conto delle emergenze di sopravvivenza che ci attendono. E quando parlo di futuro non intendo un orizzonte lontano: intendo domani mattina. Non mi riferisco soltanto alle attività manuali, che da anni sono state sostituite da macchinari più o meno intelligenti. Il punto, oggi, riguarda i lavori cosiddetti “di concetto”: quelli che per decenni hanno sostenuto la classe media, pilastro del consumo, del risparmio e di buona parte della stabilità economica. Eppure proprio quel mondo sembra improvvisamente meno solido. Una causa legale può già essere preparata con successo da un sistema di intelligenza artificiale; la stessa intelligenza artificiale è ormai in grado di analizzare casi, valutare precedenti e formulare decisioni che qualcuno immagina persino più equilibrate di quelle umane. L’anamnesi medica viene sempre più spesso affidata a sistemi di IA con risultati sorprendenti. E la chirurgia robotica – già realtà da anni – sta raggiungendo risultati che perfino la collana Urania avrebbe forse evitato di raccontare, perché sarebbero sembrati eccessivi anche per la fantascienza: va bene l’impossibile, ma a tutto c’è un limite. E invece ci siamo. Mentre noi discutiamo davanti a quel calice di prosecco qualcuno – anzi, qualcosa – sta lavorando. È lei, l’intelligenza artificiale, alla quale ormai ci rivolgiamo quasi come fosse uno di noi. E mentre noi parliamo lei si porta via il nostro vecchio lavoro: la nostra scrivania, le nostre pratiche, le nostre penne – già sostituite dalle Bic qualche decennio fa. Accidenti, quasi mi viene da ridere. Perché piangere non servirebbe a nulla, se non a peggiorare una situazione che peggiore di così sembrerebbe difficile immaginare. E così continuiamo a sorseggiare prosecco e a sentenziare, più che a ragionare. Perché se davvero ragionassimo forse cominceremmo a chiederci seriamente quale sarà il nostro futuro. E soprattutto come continuare a permetterci di bere prosecco.