Referendum: sono contro la pigrizia gattopardesca e voterò Sì |
Controra è uno spazio pensato per allontanarsi dalle contrapposizioni politiche quotidiane senza rinunciare alla curiosità, che non è un’evasione superficiale, ma una lettura che accompagna alla riflessione e affronta i temi più attuali con un linguaggio accessibile, anche per coloro che vogliono capire senza avere strumenti appropriati. Il dibattito di questi ultimi giorni si è acceso, contro ogni previsione, in merito al referendum sulla giustizia. Perché produca effetti però devono essere i cittadini ad avere l’ultima parola. Da qui l’appuntamento alle urne di domenica e lunedì dove abbiamo ascoltato esperti e opinionisti cimentarsi nelle teorie più disparate, spesso più fantasiose che aderenti al merito del quesito. Ognuno ha voluto condire il tema secondo i propri gusti e le proprie simpatie politiche senza fermarsi ai fatti. Naturalmente i più scatenati sono stati i politici che della mezza verità hanno fatto una carriera – e che difendono con le unghie – spesso senza rispettare le opinioni altrui. In questo caso il confronto ha lasciato molto a desiderare, anche per le ripetute incursioni a gamba tesa sulla sostanza del quesito, piegato a interpretazioni che poco avevano a che vedere con il suo contenuto reale. In estrema sintesi il tema riguarda l’organizzazione della giustizia e, tra gli altri aspetti, la questione della separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici: un punto centrale per chi sostiene il Sì, contrapposto a chi preferisce mantenere l’assetto attuale. Il quesito è naturalmente più complesso, ma questa è una sintesi comprensibile anche per noi profani, che però con il nostro voto possiamo incidere concretamente sull’ordinamento vigente. Dopo aver ascoltato e riflettuto, anche durante la consueta ora di quiete pomeridiana, ho preso la mia decisione: perché qualcosa inizi a cambiare, voterò Sì.