L’AI e la “venticinquesima ora” |
L’intelligenza artificiale, il lavoro e il diritto al tempo per la vita. Dalla Calabria, pensieri, ricordi e ragioni di una speranza.
Dalle mie ultime giornate trascorse in Calabria, ho portato con me una convinzione: possiamo affrontare le sfide dell’intelligenza artificiale conservando fiducia nell’essere umano. Una fiducia che richiede responsabilità, cultura e capacità di governare il cambiamento. Che prende sul serio le paure delle persone e cerca risposte capaci di aprire possibilità.
È questo il significato che ha assunto per me “Words of Hope for a Magnifica Humanitas”, la tre giorni promossa da Entopan con Harmonic Innovation Group. Un incontro sulle frontiere dell’innovazione ai tempi della IA che ha trovato nella Calabria il luogo per far dialogare esperienze, competenze e sensibilità diverse.
Ripensando a quelle conversazioni, il filo rosso che, dal mio punto di vista, le ha tenute insieme è il tempo. Il tempo necessario per imparare, quello dedicato al lavoro, quello che resta per gli affetti e per noi stessi. L’intelligenza artificiale entra in ciascuna di queste dimensioni e ci chiede che cosa vogliamo fare della maggiore capacità di produrre, conoscere e decidere che ci mette a disposizione.
Per chi si riconosce in una sensibilità socialdemocratica, le ore lavorate e il tempo per la vita sono al centro di questa domanda. La crescita della produttività acquista un significato sociale quando migliora le condizioni delle persone. Può tradursi in salari migliori, servizi più accessibili, opportunità di formazione e riduzione dell’orario di lavoro. La distribuzione di questi benefici dipende dalle scelte delle imprese, dalla contrattazione e dalle istituzioni che sappiamo costruire.
Avere più tempo significa poter assistere un genitore, accompagnare un figlio, continuare a studiare. Significa partecipare alla vita........