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Bolle di Magadino: basta criminalizzare l’urbanizzazione

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11.02.2019

A fine dicembre il Consiglio di Stato, dando seguito al nuovo indirizzo scaturito dalla revisione della Legge federale sulla pianificazione del territorio del 2014, ha proposto al Gran Consiglio la dodicesima modifica del Piano direttore cantonale. In concreto si riprende il concetto di “Città Ticino” del piano direttore dell’Onorevole Renzo Respini e si rafforzano le aree urbane, a scapito di quelle periferiche, e si propugna il mantra dello sviluppo “centripeto” delle zone edificabili. Per i comprensori che non rientrano in questi due concetti il Consiglio di Stato mette l’accento sulla salvaguardia del paesaggio, dell’agricoltura e della natura.

Questo modello territoriale tiene conto delle attuali sensibilità ambientali della popolazione, mette al centro le necessità della mobilità privata e pubblica, formalizza l’obiettivo di preservare i comprensori non ancora antropizzati e propugna un razionale uso delle risorse finanziarie pubbliche. Come ogni modello teorico la traduzione in pratica deve tenere delle specifiche realtà non solo territoriali ma anche e soprattutto sociali ed economiche.

Se cambiamo prospettiva e da quella della politica, da sempre giustamente presa dal compito di indicare gli indirizzi sui quali guidare lo sviluppo del sistema-paese e della relativa competizione con gli altri, passiamo a quella della storia a che considerazioni arriviamo. Dal mio piccolo osservatorio di imprenditore in un settore che richiede molta cultura e infinita precisione, quello che vedo ora è che siamo entrati in una lotta tra due visioni in gran parte in frontale........

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