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Il dialogo con l’islam o è fondato su verità e carità o non è

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12.07.2018

Oggi nella Basilica di San Pietro si tengono i funerali del cardinale Jean-Louis Tauran, scomparso il 5 luglio. Il porporato era presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. Ripubblichiamo per gentile concessione di Fondazione Oasis l’intervento che il cardinale ha tenuto a maggio al Simposio “Patrimonio Arabo-Cristiano e dialogo Islamo-Cristiano” in onore di padre Samir Khalil Samir. Il testo non è stato rivisto dall’autore.

Caro Padre Samir, l’ho conosciuta in Libano, dove faceva parte del gruppo dei grandi gesuiti – penso anche a padre Augustin Dupré La Tour – che hanno contribuito alla formazione dell’élite che ha influito, e influisce ancora molto, sulla vita dell’intera nazione libanese. Applicando il criterio che «Gli anni della vita sono settanta, ottanta per i più forti» (cfr. Sal 90,10), si può certamente parlare di Lei come di un forte. Tuttavia, la Sua forza non è dovuta tanto alla Sua veneranda età, quanto soprattutto alla Sua consacrazione al Signore e alla Sua totale dedizione allo studio, all’insegnamento e all’editoria in due campi principali: la letteratura araba cristiana e l’Islam. Come è noto, queste discipline non sono estranee l’una all’altra.

Se un dialogo genuino deve basarsi tra l’altro su una conoscenza della religione dell’interlocutore, oltre naturalmente alla propria, Lei ha tutte le carte in regola, quale autorevole esperto dell’Islam e profondo conoscitore e promotore della letteratura araba cristiana. Come islamologo, Lei ha cercato di testimoniare la verità e di porre questioni che non intendono imbarazzare, ma condurre alla riflessione e al confronto per mezzo della ragione. Fede e ragione infatti sono i due occhi con i quali il credente guarda la realtà, sono le due gambe con le quali compie il proprio pellegrinaggio terrestre verso Dio, dal quale veniamo e al quale andiamo, secondo una formula cara alla tradizione musulmana.

Il tema a me affidato nel quadro di questo Atto Accademico in Suo onore è Il dialogo interreligioso: sfide e certezze. Mi permetto di anticipare che affronterò quasi esclusivamente, e per ovvi motivi, il dialogo islamo-cristiano, anche se, essendomi accorto al mio arrivo al Pontificio Consiglio che il dialogo con i musulmani era predominante e quasi esclusivo, ho ritenuto opportuno prestare attenzione anche ai rapporti con i credenti delle altre maggiori religioni mondiali: l’induismo, il buddhismo, le religioni tradizionali, in particolare quelle africane. Inoltre, si è cercato di rivolgere l’attenzione alle sette e ai nuovi movimenti religiosi, la........

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