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Testimoni di giustizia, cellule "pazze" delle mafie

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14.09.2017

di Manlio Notarstefano

I testimoni di giustizia rappresentano una parte essenziale del tessuto sociale e nella realtà del nostro Paese. Comuni cittadini che, grazie al loro senso civico, hanno avuto il coraggio di denunciare la mafia.
Attraverso la ricostruzione del funzionamento della “società mafiosa” da un lato, e della “società anti-mafiosa” dall’altro, ho cercato di comprendere dove si situa il testimone di giustizia, ossia in che modo egli si inserisce all’interno di determinati meccanismi riuscendo completamente a scardinarli.
Partiamo con l’immaginare il tessuto sociale come se fosse un corpo umano, il quale necessita del corretto funzionamento di ogni singolo apparato, di ogni singolo organo e di ogni singola cellula che lo compone. Analizzando l’apparato “mafia”, notiamo come questo sia uno tra i meglio funzionanti.
Dotato di regole rigide ma allo stesso tempo semplici ed intuitive; percepiamo una struttura interna ben articolata, che fa sì che ogni cellula sappia cosa fare e come agire.
Caratteristiche, queste, che riescono a conferirgli un’immensa longevità. Il principale punto di forza risulta, tuttavia, essere la capacità di adattamento che esso ha. Da quando la mafia esiste, sono cambiati innumerevoli aspetti sociali: sono cambiate le leggi, sono cambiati i mercati, è cambiata l’economia, e soprattutto è cambiato il modo in cui il resto della società la percepisce. Ma allora perché essa continua ad esistere e ad espandersi senza freni?
Essendo, la mafia, riuscita ad inserirsi e a piantare le sue radici all’interno di una società alla quale, proprio come un parassita, si è aggrappata riuscendo ad avvelenarne e manipolarne ogni aspetto, essa è stata in grado, ingenerando un meccanismo quasi paradossale, di fare in modo che, questa stessa società che della mafia è vittima, finisca con il proteggerla. Un gioco di equilibrio e armonia, che coinvolge........

© La Repubblica