We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close
Aa Aa Aa
- A +

Prescrizione, presunti impuniti e cultura inquisitoria

4 1 13
14.06.2018

A volte basta una frase per comprendere uno scenario complesso. Sul processo penale si assiste da anni a un perenne dibattito sui temi più vari: intercettazioni, separazione delle carriere, misure cautelari, prescrizione, impugnazioni e via discorrendo. L’emergenza è permanente e non c’è settore che non si voglia riformare. L’insoddisfazione è diffusa ed è difficile orientarsi. Un contesto ad alta entropia, direbbe un fisico. A ben vedere, però, i perpetui scontri in materia sono tutti figli di una sola, semplice questione: a cosa serve il processo penale.

La risposta dovrebbe essere immediata: a verificare l’ipotesi di reato; accertare se un fatto delittuoso sussista, chi lo abbia commesso e se il “reo” – dimostrato che sia tale – sia punibile. E conseguentemente assolvere o condannare. Una nozione quasi scolastica. Eppure, per molti lo scopo del giudizio penale è la condanna. Nessuno che abbia un minimo di cultura ed esperienza specifiche lo affermerebbe espressamente, beninteso. Tuttavia ogni giorno si possono registrare, sui media, esternazioni che esprimono, più o meno consapevolmente, non è dato saperlo, esattamente questa visione del processo.

Una recente inchiesta de “L’Espresso” ne è l’esempio. “La........

© L'Opinione delle Libertà