We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close
Aa Aa Aa
- A +

Raccontare la giustizia

3 1 17
12.06.2018

C’è un rassegnato giustificazionismo che caratterizza, anche inconsciamente – il che è peggio come spiega Freud – l’attuale tendenza ad abbassare anche gli intellettuali e la classe dirigente al gradino più basso della consapevolezza “plebea”. Ad esempio, nell’interessantissimo credito formativo intitolato “Raccontare la giustizia”, cui ho avuto l’onore di partecipare come tanti altri lunedì nella sede della Stampa estera a Roma, ho sentito teorizzare da un noto giornalista che la parola “preterintenzionale” sarebbe troppo difficile da usare in un articolo giornalistico o in un servizio televisivo. E che quindi un esempio di buona comunicazione al cittadino dovrebbe portare ad escluderla. Ora è evidente che basta aver studiato il latino alle scuole medie per conoscere che “praeter” è un prefisso che indica l’oltrepassare. In questo caso l’intenzione in un delitto. Per cui l’omicidio preterintenzionale è quello in cui si cagiona la morte di qualcuno ad esempio colpendolo con un pugno provocando l’accidentale caduta e la morte perché la persona ha, ad esempio, sbattuto la testa contro il ciglio della strada.

Altri, come ad esempio un magistrato da poco diventato........

© L'Opinione delle Libertà