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L’India sta perdendo la sua laicità

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20.08.2017

Quando l’India ha conquistato l’indipendenza dal Regno Unito, 70 anni fa, era stata fondata come democrazia laica, in quanto riconosceva a musulmani, sikh, cristiani e altre minoranze religiose gli stessi diritti e lo stesso status della maggioranza indù. Il mahatma Gandhi, grande eroe del movimento d’indipendenza, era un indù praticante, ma fu ucciso da un fanatico indù perché difendeva i diritti dei musulmani dopo l’indipendenza.

Quello di Gandhi è stato uno degli omicidi più “utili” della storia, perché all’epoca gli estremisti indù stavano approfittando del fatto che il Pakistan si fosse dichiarato uno “stato musulmano” per chiedere che l’India si dichiarasse “stato indù”. Dopo la morte di Gandhi il primo premier del paese, Jawaharlal Nehru, riuscì a isolare gli estremisti indù e a sfruttare la rabbia popolare per l’assassinio di Gandhi per confermare l’identità dell’India come stato secolare.

L’India è ancora una democrazia, ma oggi il ritratto di uno degli uomini che cospirarono per uccidere Gandhi è affisso nel parlamento nazionale; il primo ministro Narendra Modi guida un partito, il Bharatiya janata party (Bjp, Partito popolare indiano) creato come ala politica della Rashtriya swayamsevak sangh (Rss, Organizzazione nazionale patriottica), un’organizzazione paramilitare che sostiene la supremazia indù; e i troll hindutva degli estremisti indù

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