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In Israele la vera minaccia non è la religione a scuola

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21.07.2017

Ogni volta che una Bibbia in ebraico cadeva a terra ci affrettavamo a raccoglierla e baciarla. Ancora oggi, nella mia libreria ce ne sono varie copie, in condizioni diverse, che mi sono state date in vari momenti della mia vita e che non ho mai osato buttare. Durante le lezioni bibliche e in quelle di Talmud del signor Koliker (che in seguito ha cambiato il suo nome in Yakir) indossavamo tutti delle kippa, una prescrizione obbligatoria.

Durante i compiti in classe lui sedeva di fronte a noi leggendo un quotidiano con un buco neanche tanto nascosto dal quale poteva sbirciare e capire se qualcuno stesse copiando. Alle elementari, ogni mattina cominciava con un’adunata nella quale recitavamo il versetto della Torah di quel giorno. Ne ricordo molti a memoria, poiché venivo spesso chiamato per recitarli ad alta voce. Non li capivo sempre del tutto, ma questi testi risuonavano in maniera gradevole nel cortile della scuola.

I venerdì ci vestivamo di blu e bianco e pronunciavamo una kabbalat shabbat in classe. In seconda si teneva la nostra prima grande cerimonia, “la festa del Libro”, nella quale il preside dava a ciascuno di noi la nostra prima Bibbia. Non abbiamo mai imparato niente sulla cristianità. Niente, salvo........

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