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L’uscita dall’euro non esiste ma l’Italia faccia la sua parte

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12.07.2018

Martedì Il Sole 24 Ore ha pubblicato la lettera di otto economisti italiani in difesa dell’euro e dell’appartenenza italiana all’Eurozona. Conosco personalmente la gran parte di loro: con Lorenzo Codogno e Mauro Maré siamo stati colleghi, Pietro Reichlin è stato mio professore al dottorato, Giampaolo Galli mi ha assunto da giovane economista, con Vito Tanzi abbiamo fatto tante belle discussioni a casa sua nel periodo in cui sono stato a Washington, con Stefano Micossi si parla delle recenti evoluzioni dell’economia italiana.

Ne ho grande stima professionale e umana, sono tutti e otto una importante risorsa per il dibattito di politica economica in Italia data la profonda conoscenza che hanno sia della scienza economica, sia della pratica.

Ecco perché la loro lettera non deve passare inosservata ed è giusto che alimenti la discussione sulle linee di politica economica che l’Italia assumerà, anche in preparazione della prossima legge di bilancio.

Dico però subito che io quella lettera non l’avrei firmata. Non l’avrei firmata perché il tema dell’uscita dall’euro non deve essere all’ordine del giorno, né nella pratica, né nel dibattito. Aver sollevato la questione, con toni anche drammatici («L’Italia corre gravi rischi», inizia la lettera) non fa bene all’Italia perché alimenta l’idea, soprattutto all’estero, che ci si stia pensando.

Personalmente, in nessuno dei miei colloqui con investitori stranieri negli ultimi due mesi, la questione dell’appartenenza dell’Italia all’euro è stata sollevata.........

© Il Sole 24 Ore