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Com’è l’acqua oggi?

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13.09.2017

Dunque come li vorremmo questi social network? Com’è il Facebook ideale? Cosa vogliamo da Twitter o da Youtube? E cosa non ci garba di Google?
Davvero vorremmo eliminare dalle nostre piazze virtuali e mettere all’indice (rectius, de-indicizzare) ogni possibile illegalità, ogni oscenità, ogni offesa, ogni pensiero che appare (a chi?) disgustoso o anche solo cretino o disturbante? Pensiamo davvero di espungere il falso (in nome di quale verità?) dal web?
E soprattutto: davvero pensiamo di delegare questo compito a Facebook, a Google e ai loro salvifici algoritmi?
Perché il dibattito su fake news, sui discorsi d’odio, sui contenuti illeciti, e su tutte le bassezze che girano sul web poi, alla fine, sempre lì va a parare: le piattaforme americane, le avide tech company della Silicon Valley che fanno i soldi con i nostri dati, con le nostre vite e se ne fregano di ciò che veicolano e diffondono, protetti da una inaccettabile irresponsabilità.

Da mesi, con l’immancabile aiuto di giornali e televisioni in veste di autorevoli e affidabili media, la disinformazione e l’odio sono divenute, in rete, l’ennesima emergenza ineludibile che mina le menti dei cittadini e mette a rischio la democrazia.

In tutta Europa il pensiero più o meno esplicitato, con poche varianti da destra a sinistra, sembra esser così riassumibile:

  • siamo accerchiati da folte schiere di imbecilli a cui è stato improvvidamente dato diritto di parola (cit.Eco) ad opera delle subdole e voraci società commerciali americane;
  • siamo tutti ormai intrappolati nelle loro filter bubble di profilazione commerciale, anche sui beni informazionali e le pericolose camere dell’eco radicalizzano le idee e agevolano la circolazione delle fake news;
  • il popolo bue (una volta si sarebbe detto “della rete” ma ormai siam tutti lì) è indifeso e deve esser protetto con adeguati interventi legislativi a tutela della democrazia e del viver civile.

Le soluzioni proposte sono, manco a dirlo, schizofreniche: l’opera di “pulizia” sarà infatti affidata ai supposti carnefici.
Lo abbiamo già fatto con il copyright e con quel capolavoro del diritto all’oblio delegato a Google, e ora lo rifaremo con le fake news e con l’hate speech.
Facebook, Youtube, Twitter (che hanno già sottoscritto accordi con la UE) ed in generale i cosiddetti intermediari della comunicazione (tutti inevitabilmente made in US) diventeranno i soli guardiani dell’informazione e grazie ai loro algoritmi (ignoti ai più ma efficaci e soprattutto gratuiti) ogni nefandezza e ogni falsità sarà filtrata a monte e rimossa.
E’ il soluzionismo digitale a buon mercato, ché c’è un algoritmo nella Silicon Valley per risolvere quasi tutti i problemi del mondo: l’odio non sarà più visibile e l’imbecille rinsavirà sol perché bannato.
Il fatto poi che la soluzione consolidi la posizione già dominante delle tech company d’oltre oceano è un dettaglio in Europa irrilevante. Sono anni che ci inventiamo regole che hanno come unico effetto quello di deprimere le iniziative economiche sul web nel vecchio continente a vantaggio della Silicon Valley. Vorrà dire che, per compensare, alzeremo un po’ le tasse dei loro profitti.

Anche il ministro Lorenzin ci ha rassicurato “

© Il Post