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Il futuro è la fusione nucleare

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14.01.2018

Per anni, finché era solo un’ipotesi teorica, la fusione nucleare è stata un intellectual dream ambientalista: l’utopia di una fonte di energia pulita e sicura, senza scorie e disponibile in quantità illimitata. Cosa di meglio da opporre, declamavano gli ecologisti ufficiali, al mostro della fissione nucleare, la tecnologia delle centrali nucleari esistenti? Oggi il dream sta per diventare realtà sperimentale. A Cadarache, nel sud francese, il consorzio internazionale Iter, una joint di tutti i maggiori paesi industrializzati (Europa, Stati Uniti, Russia, Cina, Giappone, India e Corea del sud) ha iniziato la fase avanzata di costruzione dell’impianto sperimentale di fusione. A una potenza di 500 mw, esso dovrà provare (2025) la fattibilità della fusione e procedere al successivo impianto, il dimostratore Demo che genererà la prima energia elettrica da fusione. In tutto il mondo sono attive macchine di sperimentazione di test e prove di fusione che serviranno a Iter per affinare la fisica del futuro reattore, per raccogliere dati e decidere le scelte finali, costruttive e ingegneristiche, dell’impianto. Nell’orizzonte di una generazione la prospettiva di una nuova fonte di energia nucleare, cheap, intrinsecamente sicura e a rilascio ambientale zero, diventerà realtà. Una fortunata congiuntura, non casuale vista la storia della fisica nucleare italiana, la credibilità dei nostri centri di ricerca pubblici (Enea, Cnr e università) e dell’industria impiantistica ed energetica nazionale, ha consentito all’Italia di ottenere la localizzazione del più importante e significativo dei laboratori di test e centri di ricerca che dovranno sostenere Iter nella fattibilità della fusione. Si chiama Dtt (Divertor Tokamak Test). Tra pochi giorni partirà la gara tra le regioni per la localizzazione dell’impianto: 500 milioni di investimento (cofinanziati dalle istituzioni europee), 7 anni di costruzione, lavoro a 1.600 persone e ricadute sull’economia del territorio che lo ospiterà di 2.000 milioni di euro. Dtt posizionerà l’Italia ai vertici della realizzazione della fusione e dello sfruttamento futuro di questa fonte di energia. Tutto accattivante e pagante per il paese. Troppo, forse, per non suscitare il ripensamento dei Verdi sulla fusione nucleare. E suggestioni di un’ennesima campagna nimby. Stavolta contro l’investimento nella tecnologia più promettente del secolo. Tanto è bastato perché “Nuova Ecologia”, la rivista ufficiale dell’ambientalismo militante, aprisse ufficialmente la campagna contro il Dtt e annunciasse il voltafaccia sulla fusione nucleare, definita ora inutile, tardiva e, ovviamente, “niente affatto pulita”.

Basterà un solo kg di gas di isotopi di idrogeno per produrre l'equivalente di migliaia di tonnellate di carbone, gas naturale, petrolio

L’argomentazione “verde” fa leva su un dichiarato pessimismo: “la fusione nucleare, sostengono, è in ritardo sui tempi previsti. E’ sopravanzata da nuove tecnologie (quali?). Il primo........

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