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Sturmtruppen: cinquant’anni, ma non li dimostrano

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06.12.2018

“Alt! Chi va là? Amiken o nemiken?”, chiede la sentinella con in mano il fucile a baionetta innestata, protetta da un cerchio di sacchetti di sabbia. “Semplici conoscenti”. “Ach!... E adesso cosa dofrei fare?...”.

“Aiuten! Aiuten!... ho la schiena squarciata e le gambe spappolaten…Aiuten! Aiuten!”. “Basta!!! C’è gente che deve dormire, qui!”.

“È arrifato il nuovo doktoren” “Era l’oren che anke il nostro battaglionen afesse un mediken a disposizionen”. “Chissà che specializzazionen ha?”. “…non vorrei azzardare, ma temo ginecologien”. “…è quanto tempo è passaten dalle ultime mestruazionen??...”. Strumtruppen: cinquant’anni, ma non li dimostrano.

È la notte tra il 2 e il 3 ottobre del 1968, in un’osteria, davanti a una cena a base di gnocco fritto: tipica focaccia modenese, da accompagnare con l’affettato. Il 27enne Franco Fortunato Bonvicini, fumettista che si firma col nome di Bonvi, tra una portata e l’altra inizia a fare un disegno in cui si vedono alcuni militari. A quanto avrebbe raccontato tanti anni dopo in tv, in quegli anni dominati dalle immagini del Vietnam nelle prime due vignette mette soldati americani. Ma poi ha un ripensamento: “chi sono le icone per eccellenza del militarismo?”. E così i marines diventano soldati della Wehrmacht: in una strana Seconda Guerra Mondiale le cui trincee in effetti assomigliano piuttosto alla Prima, dove il nemico non si vede mai, e dove soprattutto si usa quel buffo........

© Il Foglio