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Con il reddito di cittadinanza si ritorna alle pratiche feudali

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01.11.2018

Roma. Quando si diceva che questo è il governo della nostalgia, del ritorno ai bei tempi andati, si pensava all’Italia degli anni Settanta-Ottanta. Ma l’idea di regalare terreni agricoli demaniali alle famiglie in attesa del terzo pargolo, ci riporta indietro all’età agricola e pre-industriale. Mancando completamente entrambi gli obiettivi del provvedimento, che sono incentivare la natalità e sviluppare l’agricoltura. Perché all’epoca il concetto era inverso, si distribuiva la terra per sfamare le famiglie numerose, mentre adesso si presume che la gente faccia figli per avere un terreno. E perché oggi l’agricoltura non più quella di sussistenza, è un’attività imprenditoriale che non si improvvisa. L’Istituto Bruno Leoni ha definito “mezzadria di stato” questa proposta che “riecheggia vecchie soluzioni, come avvenuto ad esempio con la bonifica fascista dell’Agro Pontino”.

Ma il ritorno al passato del governo in tema di lavoro non si limita al Ventennio, va ancora più indietro, fino all’età feudale. Il reddito di cittadinanza nella sua complessa e contraddittoria costruzione prevede infatti l’obbligo di donare al comune otto ore lavorative ogni settimana. Cos’è se non una nuova – e non troppo moderna – forma di corvée? Non è proprio il lavoro gratuito che i servi della gleba svolgevano per il signore nel medioevo, ma somiglia molto alla corvée royale che nella Francia dell’ancien régime imponeva ai più poveri di contribuire........

© Il Foglio