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“Di Maio è lei?!”. Perché sul deficit non possiamo fare come la Francia

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26.09.2018

Roma. Molletta sul naso, patata in bocca e imbuto sopra: “Faccio l’accento francese?”. Ma dopo essersi camuffato, quando Di Maio assistito da Casalino chiamerà i funzionari della Megaditta di Bruxelles per convincerli a farci sforare il deficit, un po’ come Fantozzi e Filini che vogliono evitare la “coppa Cobram”, dall’altro capo del telefono lo riconoscerebbero subito: “Di Maio è lei?!”.

Dopo l’annuncio della Finanziaria 2019 di Macron, che porterà il deficit al 2,8 per cento del pil, la reazione del vicepremier grillino alle prese con le ristrettezze di bilancio, la scarsità delle risorse e quei pezzi di tecnici che “remano contro” è stata candida e immediata: facciamo anche noi l’accento francese! “La Francia per finanziare la sua manovra economica farà un deficit del 2,8 per cento – ha detto Di Maio –. Siamo un paese sovrano come la Francia. I soldi ci sono e si possono finalmente spendere a favore dei cittadini. In Italia come in Francia”. Purtroppo le situazioni sono molto differenti e........

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