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La divergenza infinita tra nord e sud

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14.01.2018

Il peccato d’origine non è purificato dal lavacro della fonte battesimale. La volontà politica di tagliare traguardi nel processo di integrazione fece proclamare l’Unione europea sorvolando sulla principale questione di fondo: il ravvicinamento tra le economie dei paesi partecipanti, più agevolmente realizzabile anni addietro, non è, fin qui, riuscito a prender corpo. Le diversità strutturali tra di esse prorompono sul proscenio appena si mette mano ad assetti della complessa architettura europea, condizionando ogni decisione. Le diversità ora risultano accentuate con una propensione a ulteriori, significative, divaricazioni. Difficile porvi rimedio, insistendo su pretese di ottuso rigore o, per converso, su richieste di flessibilità senza controllo, per politiche assistenziali. In questo contesto sono avvenute mercoledì a Roma le discussioni tra sette paesi dell’Europa del sud – Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta e Cipro – che condividono orizzonti comuni sulla crisi migratoria e sulla riforma della unione economica e monetaria in vista del vertice di marzo.

In questa fase è utile soffermarsi proposta della Commissione, sui ruoli di Ems (di febbraio 2012), del Fiscal compact (di cui al Trattato di stabilità di marzo 2012) e sulla creazione del ministro delle finanze dell’Eurozona da orientare verso strategie utili all’integrazione. Le divergenze, vedremo, restano. Per dotarsi di un meccanismo permanente di gestione della crisi di cui sopra, si concepì........

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