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Addio amati vizi

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04.10.2018

"Rendere chic il vizio è stato un errore tremendo da un punto di vista morale". Ad affermarlo non è stato Papa Francesco, ma Joni Mitchell, in un’intervista del 2008, dimostrando di avere a cuore il destino delle generazioni di ragazzi occidentali cresciuti all’ombra dei vizi delle celebrità senza mai averne uno che fosse realmente personale.

Quella che può sembrare un’osservazione un po’ bigotta, in realtà rivela agli occhi del lettore più attento degli elementi di incontrovertibile verità, soprattutto se pensiamo agli effetti che questa assimilazione del vizio (e, più in generale, dell’idea dell’artista maledetto) ha avuto sulle industrie dello spettacolo e della moda. Quello che un tempo era pubblicamente proibito e goduto in privato, oggi è sbandierato come selling point o trampolino di lancio per una sfavillante carriera. Le stesse gloriose cattive abitudini per cui un tempo ti menavano per strada, sono tristemente ridotte a esche pubblicitarie per un pubblico prepuberale.

La dimostrazione più evidente di questa deriva sono i rapper più giovani, che hanno svuotato di ogni senso il vizio facendone un’ostentazione gridata, ripetitiva e – in fin dei conti – mostruosamente noiosa. Prendiamo il caso di Lil Xan, rapper ventiduenne........

© Il Foglio