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"Made in Italy", la classe operaia ritrovata di Ligabue

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23.01.2018

L'avevo scritto più o meno ventotto anni fa, ascoltando i "demo" del primo album di Luciano Ligabue, che non era ancora uscito: quell'ex consigliere comunale di Correggio che "nasceva" al rock componeva canzoni che sembravano film, e che di cinema, arte popolare per eccellenza, già risuonavano. I suoi rarissimi film ("Radiofreccia", 1988, "Da zero a dieci", 2002, opera seconda meno celebrata ma che ancora mi emoziona), come i suoi racconti e come la sua musica, hanno un raggio d'azione limitato alla realtà – anche sociale - che conosce e in cui è cresciuto, tra la via Emilia e il West, come diceva Guccini. È per questo che - come la musica e come i racconti - suonano sempre sfacciatamente sinceri, a costo di rinunciare a furbizie e scorciatoie narrative.

Questo suo terzo film da regista e sceneggiatore, "Made in Italy", non fa eccezione. Parla di classe operaia (cosa oggi rara nel nostro cinema), ma il Liga,........

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