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Momento Tsipras per Salvini-Di Maio. Dovevano seguire il documento Savona

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06.12.2018

Erano partiti bene, coraggiosamente. La sera del 27 settembre scorso, Palazzo Chigi, a conclusione del Consiglio dei Ministri, si comunicava un ambizioso programma di finanza pubblica, in netta discontinuità con la lunga stagione dell'austerità: nella nota di aggiornamento al Def, il deficit obiettivo per ciascuno degli anni del triennio 2019-2021 sarebbe stato fissato al 2,4% del Pil. Attenzione: in linea con i dati dell'ultima legislatura, ma una significativa, "senza precedenti" secondo le parole dei Commissari europei, forzatura del Fiscal Compact per rivitalizzare l'economia italiana e affrontare le drammatiche condizioni sociali di larga parte del Paese.

Una forzatura coerente con il mandato elettorale, necessaria, avevo scritto qui a caldo e difficilissima da difendere dalle valutazioni politiche della Commissione e dei governi Ue, da un lato, e dalle reazioni dei cosiddetti mercati, dall'altro. Un radicale cambio di rotta, almeno sul piano macroeconomico: dalla linea mercantilista a quella keynesiana; dall'affidamento esclusivo alle esportazioni, al primato della domanda interna; dal martellamento autolesionista del deficit per provare a ridurre il peso del debito pubblico sul prodotto, al sostegno del denominatore, il prodotto. Finalmente, scrivevo, il recupero di spazi di sovranità costituzionale, condizione necessaria, per bloccare e invertire........

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