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Cosa mi ha insegnato intervistare Nicole e scrivere della sua storia

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23.01.2018

Tutto è nato, per caso, mentre girovago sui siti dei quotidiani anglosassoni in cerca di notizie fresche da proporre alla redazione, come faccio abitualmente cinque giorni a settimana. Erano circa le 9 e mezza del mattino quando approdo sul famoso tabloid britannico The Sun, precisamente su un articolo poi cancellato dall'archivio della testata, dove leggo di una modella 18enne che aveva deciso di vendere la propria verginità al miglior offerente per pagarsi gli studi. Una storia già avvincente di per sé, ma che per noi italiani aveva un motivo di interesse in più: la ragazza era una connazionale.

Per farla breve, contatto l'agenzia per escort di lusso alla quale Nicole - il nome di fantasia che la ragazza ha scelto - si è rivolta e nel giro di mezza giornata sono risalita al numero di cellulare della 18enne, con cui ho quindi parlato diverse volte per poter scrivere un articolo su quanto mi ha voluto confidare. Probabilmente si è trattata della notizia più importante in cui mi sia imbattuta nel corso di quella settimana, indubbiamente quella che mi ha segnato maggiormente da quando scrivo e che, di riflesso, mi ha insegnato più cose. Perché a posteriori ne esco un po' frastornata e con tante riflessioni - sul mio lavoro, sui social network e sul concetto di fake news - che mi ronzano ancora nella mente. Eccole.

Non posso negarlo: venire a sapere che Nicole si era inventata tutto non mi ha fatto chiudere occhio per una notte intera. Mi chiedevo come fosse possibile riuscire a ingannare così bene tanti giornali e tanti lettori, se io avrei potuto verificare meglio le informazioni che avevo, se involontariamente avessi danneggiato Nicole e avessi leso a sua immagine. Posto che lei è maggiorenne e quindi in grado di decidere autonomamente cosa sia bene e male per la sua persona, mi rimaneva un grande........

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