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Senza veri candidati, i sondaggi sono fuorvianti. Ma c'è comunque una lezione

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23.01.2018

Le nuove leggi elettorali con le quali andremo a votare saranno semplici dal punto di vista dell'elettore: uguali le due camere parlamentari, l'elettore avrà una sola scheda per ciascuna camera, e dovrà tracciare un solo segno, sulla lista o sul candidato, se voterà una lista che correrà da sola. Dovrà tracciare due segni, sul candidato e su una delle liste a supporto, per chi voterà per liste apparentate, cioè per una coalizione pre-elettorale.

Prive di macroscopiche ragioni d'illegittimità (con i profili di discutibilità ci cimenteremo con il tempo), era difficile fare di meglio se si teneva davvero ad approvare, come era altamente opportuno, nuove leggi anziché quelle eterogenee uscite dalle sentenze della Corte costituzionale. Anche perché esistevano molti vincoli: tutti contrari alle preferenze, al doppio turno e a una certa esigenza di graduare la libertà di scelta dell'elettore con le scelte delle segreterie.

Per il resto Berlusconi era contrario ai collegi uninominali e bisognoso di un'espressa previsione degli apparentamenti per tenere a sé legato un partito medio ma non abbastanza grande da andare con grandi chances da solo come la Lega; i piccoli partiti erano contrari agli sbarramenti significativi; il M5s era contrario ai collegi e agli apparentamenti, il Pd tendenzialmente favorevole ai collegi, per quanto i territori ormai siano abbandonati a dinamiche autoreferenziali, e riteneva di trarre un beneficio non secondario da apparentamenti con piccole forze. Quindi ecco il mix della legge: collegi uninominali, liste corte bloccate, sbarramenti bassi, riconoscimento degli apparentamenti.

Tutti hanno ceduto qualcosa, anche se la legge ha quel quid in più per mettere in difficoltà i Cinque stelle (che infatti ha votato contro), per la previsione dei collegi e degli apparentamenti. Ma soprattutto per un'altra ragione. Ebbene, il vero centro della legge elettorale è l'assenza di voto disgiunto. È ciò che ci fa dire quello che diversamente sarebbe tecnicamente scorretto, ovvero che il voto è in sostanza uno quando si vota la lista che corre da sola e doppio, ancorché coerente, quando si esprime a favore di una lista che corre in coalizione. L'assenza del voto disgiunto è la vera, grande differenza, per esempio, con il sistema elettorale tedesco o con i nostri sistemi a livello locale. Ciò che consente, ai nostri livelli locali, di votare per un candidato sindaco di uno schieramento e per una lista o un consigliere di un altro contrapposto, o in Germania per un partito nel proporzionale e per un candidato di altro partito nel maggioritario.

È il cuore del meccanismo, il condizionamento dei condizionamenti. Personalmente non penso bene del voto disgiunto e a livello locale, dove comunque a mio........

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