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Appello ai realisti: senza un orizzonte si muore

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18.01.2018

Dobbiamo ammettere che qualcosa non ha funzionato. Erano giusti i presupposti della nostra battaglia, è stato giusto combattere, è giusto ancora oggi tenersi stretti intorno alla bandiera. Però dobbiamo dircelo che nella guerra di idee che in questi anni ha contrapposto quelli che potremmo chiamare a vario titolo "populisti" contro di noi, che a vario titolo possiamo definirci "realisti", di errori ne sono stati commessi, uno in particolare.

Si è sbagliato, dobbiamo ammetterlo: tanto che siamo ancora qua a sgolarci, noi realisti, mentre i populisti sono forti come ieri, forse di più, e in Italia risultano i favoriti alle prossime elezioni.

Diciamocelo allora, soprattutto i realisti progressisti, che rifuggono dall'irrazionale ma tifano per un avanzamento complessivo della società: per confutare le fandonie altrui, finendo per schiacciarsi sullo status quo; per presidiare la trincea si è perso di vista l'orizzonte. È stato questo l'errore madornale, l'errore himalayano, avrebbe detto Ghandi.

Ancora, è stato giusto combattere e rimango convinto - forse più di prima - che il populismo sia una minaccia grave; che stimolare le emozioni sugli argomenti sia pericoloso; che l'estremismo e il suo figlio legittimo, il catastrofismo, raccontino una realtà strumentale, utile soltanto ad alimentare insoddisfazione e scontento, a generare paura e sobillare sentimenti autoritari.

Continuo a credere oggi, fortemente, che sia una bufala l'agognata "età dell'oro" che ogni populista, in varie forme, evoca: non è mai esistito un tempo magico in cui tutto........

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