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Il cuore, le acciughe e le pasticche della discordia

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07.09.2018

Nei giorni scorsi ha destato particolare scalpore la notizia di uno studio clinico randomizzato controllato che vorrebbe ridimensionare il ruolo degli omega-3, acidi grassi polinsaturi di origine ittica o vegetale, nella protezione del cuore di 15.480 pazienti diabetici senza aterosclerosi e malattie cardiovascolari.

Le conclusioni dello studio ASCEND (così si chiama), già presentate in occasione dell’ultima edizione del principale congresso della Società Europea di Cardiologia e ora pubblicate nella prestigiosa rivista New England Journal of Medicine sono state riportate da diverse testate di tutto il mondo, le quali ne hanno tratto conclusioni approssimative sotto titoli roboanti che proclamano l’inutilità scandalosa dell’assunzione giornaliera di capsule ricche di omega-3, come gli acidi eicosapentaenoico (EPA) e docosaesaenoico (DHA) che abbondano nel pesce azzurro o come l’acido alfa-linolenico (ALA) che abbonda nelle noci, nel prevenire gli eventi cardiovascolari letali, come l’infarto acuto del miocardio. Lo studio ASCEND, eseguito in modo corretto, conferma le conclusioni di due recenti meta-analisi indipendenti che stabiliscono come la supplementazione della dieta con concentrati di omega-3 non riduce il rischio di morte in soggetti ad alto rischio cardiovascolare nei paesi ad alto reddito.

In realtà le cose stanno in maniera diversa, sebbene non si possa continuare a ignorare l’esistenza di un annoso disaccordo sui possibili benefici cardiovascolari dell’integrazione della dieta con omega-3 in pazienti diabetici e........

© agi